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Salis non esprime solidarietà al poliziotto ferito, poi sbotta in tv: “Ma chi è ‘sta qua?”

Scontro in diretta a L’aria che tira. L’eurodeputata di Avs litiga con Matilde Siracusano, che la accusa di disonorare le istituzioni. Volano parole grosse: “È una grandissima maleducata”

Sarebbe bastata una parola. Solidarietà. Ma per Ilaria Salis sembra essere un’impresa impossibile quando si tratta delle forze dell’ordine. L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra è stata protagonista di un imbarazzante siparietto a “L’aria che tira”, il programma di La 7 condotto da David Parenzo. Prima le risposte evasive davanti alle immagini di un poliziotto ferito durante le violenze di Milano - l’eroe Angelo De Simone -, poi gli attacchi scomposti contro Matilde Siracusano, “rea” di averle ricordato le responsabilità di chi rappresenta le istituzioni. Il risultato? È sotto gli occhi di tutti.

Tutto comincia quando Parenzo mostra l’immagine di De Simone, il funzionario di polizia rimasto ferito durante gli scontri nel capoluogo lombardo. Una fotografia che dovrebbe lasciare poco spazio alle interpretazioni. “Lei di fronte all’immagine di quel funzionario di polizia ferito, che cosa prova?”, domanda il giornalista. La risposta della Salis è un capolavoro di equilibrismo: “Ma voi lo sapete benissimo che questi non sono i nostri modi, non è il nostro modo di stare in piazza, per cui le ho già risposto. La violenza non piace a nessuno”.

Tutto qui. Nessuna parola esplicita di vicinanza all’uomo ferito, nessuna solidarietà alle forze dell’ordine. Piuttosto, la fretta di cambiare argomento: “Volevo dire altre cose su quello che è successo nelle piazze in questi giorni”. E quando il conduttore insiste, l’europarlamentare sbotta: “Cosa le devo dire ancora?”. Magari quello che avrebbe potuto dire fin dall’inizio: solidarietà a chi è stato aggredito mentre faceva il proprio lavoro.

A provare a strapparle una risposta chiara è anche Laura Ravetto: “Ce la fa a dire solidarietà alle forze dell’ordine?”. Niente da fare. La Salis preferisce spostare il discorso sulle difficoltà economiche degli italiani, sul razzismo e sulle discriminazioni. Questioni certamente importanti, ma che non spiegano perché sia tanto complicato esprimere vicinanza a un poliziotto ferito.

Ma il peggio deve ancora arrivare. A intervenire è Matilde Siracusano, sottosegretaria di Stato al ministero per i rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia, che prova a richiamare la collega al ruolo istituzionale che ricopre. “Un suggerimento molto spontaneo, autentico e genuino. Lei è una giovane parlamentare: sta facendo una pessima figura davanti a tutti”. Apriti cielo. La reazione della Salis è furibonda e non elegantissima: “Ma chi è ‘sta qua che parla? Non la conosco. Ma chi è ‘sta qua che parla? La devo interrompere subito e adesso mi lascia parlare”.

Non contenta, l’eurodeputata tira in ballo il governo Meloni, accusandolo di essere in difficoltà. Una deviazione che non impressiona la Siracusano: “L’unica agitata è lei”. Poi l’affondo: “Lei disonora le istituzioni che rappresenta quando non esprime solidarietà alle forze dell’ordine”. Parole durissime, alle quali la Salis replica alzando ulteriormente i toni: “Lei non si deve permettere di parlarmi così, è una maleducata, è una grandissima maleducata”. La Siracusano insiste, sottolineando che il mancato sostegno esplicito agli agenti rappresenta uno schiaffo anche ai manifestanti pacifici. Ma Salis non arretra: “Non la posso lasciar dire queste cose, sono veramente allibita dalla maleducazione che è tollerata in questo studio”.

Il paradosso è servito. Chi liquida con poche parole la domanda su un funzionario di polizia ferito trova improvvisamente tutta l’indignazione possibile quando viene contestata in televisione. La maleducazione degli altri diventa intollerabile, mentre il proprio “ma chi è ‘sta qua?” viene evidentemente considerato un contributo al dibattito democratico. E pensare che sarebbe bastato davvero poco per evitare questa figura: cinque secondi, una frase di solidarietà e un minimo di rispetto istituzionale. Troppo, evidentemente, per Ilaria Salis.

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