È un Matteo Salvini di governo e di lotta quello che è salito sul palco della Versiliana. I suoi sostenitori, che ogni anno non mancano di fargli sentire l’affetto della Toscana, lo accolgono con un lungo applauso, lui ringrazia. Il clima è caldo e il segretario della Lega e vicepremier va subito all’attacco su Vannacci (che non nomina mai): «Pentito di avergli aperto le porte della Lega? No. Però lo ritenevo una persona di parola ma il tempo è galantuomo». E poi l’affondo: «Il generale dice che è contro listini e capilista bloccati. Bene. Ma il tuo uomo in Toscana lo hai voluto nel listino bloccato!». Il riferimento è al coordinatore nazionale di Fn, Massimiliano Simoni, eletto nella Lega come capolista alle precedenti elezioni regionali e fedelissimo del generale.
Il derby con l’ex vicesegretario è quasi un pareggio anche nei numeri del pubblico, ma il segretario non si ferma e su sicurezza e immigrazione gioca all’attacco e in difesa, a tutto campo, proprio come il suo idolo Franco Baresi (che cita e omaggia): «Sono temi che abbiamo messo da sempre al centro dell’agenda politica e governiamo con decisione. Ma c’è un grande problema: l’islam politico. E se l’islam non firma l’accordo con lo Stato italiano io non concederò nemmeno mezzo metro quadro. Proprio pochi giorni fa, qui dalla Versiliana è stata lanciata la candidatura (da Vannacci ndr) di Burgio a sindaco di Milano che ha detto di non avere nessun problema a costruire una nuova moschea in città. Per me non se ne fa niente. Niente moschea. Prima firmano l’accordo e poi se ne parla». Il pubblico applaude, la fedelissima Susanna Ceccardi, la più convinta, alza le mani al cielo.
Ma è sull’immigrazione che il leader leghista fa capire di voler giocare la sua partita: «Il caso di Ceuta ci insegna che essere stato a processo per sei anni a Palermo per aver difeso i confini italiani ha avuto un senso. Adesso se ne sono accorti anche gli spagnoli». Incalzato su un bilancio di questi quattro anni di governo, anche in materia economica, il vicepremier non si scompone e ribatte convinto su sanità, infrastrutture, Ponte sullo Stretto e banche: «Sulla sanità l’anno scorso abbiamo fatto investimenti come mai nella storia. Il problema però non è quanto investire ma come spendere». Sulle infrastrutture elenca i tanti cantieri in giro per l’Italia, di cui si rende perfettamente conto che possono creare molti disagi e dà un numero preciso: «250 miliardi di euro investiti». Rassicura sul Ponte con una battuta e una speranza: «Un deputato della sinistra mi ha incolpato dell’eruzione dell’Etna. Io rispondo così: se ci fosse stato il Ponte i passeggeri sarebbero già tutti a casa. Il Ponte si farà. In autunno ci sarà il parere finale della Corte dei Conti. Sarà un’immagine grandiosa per l’Italia».
Il finale è quindi dedicato ad una richiesta per le banche: «La mia tesi non è una espropriazione venezuelana ma un contributo del 5% sui guadagni miliardari che realizzano». E rivolgendosi al pubblico: «Da sinistra silenzio. Ho anche letto che qualche grande giornale ha fatto polemica. Forse perché le banche finanziano o sponsorizzano certe campagne. La Lega è lì per fare anche queste battaglie scomode».
Proprio sulla situazione interna alla Lega aveva detto ai giornalisti all’ingresso: «Siamo un partito democratico. Se qualcuno ha delle riflessioni da fare ben vengano, la Lega è il partito del nord, del centro e del sud. Il partito oggi è qui. Se ci sono alcune persone che la pensano in maniera diversa viva la democrazia!».
