L’ultima volta che Elly Schlein è stata vista in pubblico è stato il 4 agosto, in visita all’ospedale di Agnone (Is). Poi il nulla. La fuga per quasi un mese. La segretaria Pd si è tenuta lontana dalle polemiche che hanno accompagnato la calda estate agostana nel campo largo: primarie sì, primarie no. Ieri il ritorno, prima del grande uscita alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia. La leader del dem è intervenuta prima a Mincio alla festa dell’Unità e poi a Crema nel podere Ombrianello. Sarà un autunno complicato per la segretaria più longeva, con quasi 4 anni al timone del partito, della storia Pd. Ma l’inciampo è dietro l’angolo. Schlein rischia di uscire fuori strada nella curva finale. A un passo dal traguardo. Quando mancano 12 mesi al voto, alla sfida contro Giorgia Meloni. Schlein teme di non essere l’attore protagonista nella partita per la guida del Paese. Le primarie si allontanano. Giuseppe Conte scalpita, vuol far un solo boccone di Schlein e prendersi la guida della coalizione, forte di una legittimazione popolare. Prima Franceschini, poi Speranza. All’appello manca l’ex ministro Andrea Orlando. Il correntone catto-comunista, che sostiene e mantiene Schlein nel Pd, sta piano piano sabotando la strada verso le primarie. La segretaria, da Rivalta sul Mincio, la prende, come al solito, alla grande: «Il dibattito sulle primarie del campo largo è surreale. Oggi abbiamo un governo diviso sugli extraprofitti, tra Salvini che mi dà ragione e Tajani che dice che sono una parolaccia, davanti a questo noi ci dovremmo perdere in sfumature, di differenza di millimetri sulle questioni delle primarie? No, io credo che abbiamo perso già abbastanza tempo in dibattiti inutili, dannosi e subalterni, noi preferiamo continuare ad occuparci dei problemi delle persone». Ma non prende una decisione. Non indica una strada. Prende ancora tempo. Il rischio di un Conte troppo forte e una Schlein troppo debole. Meglio un federatore. Un papa straniero che sia incoronato con la
benedizione di Schlein. È questa la strategia pensata da Dario Franceschini, vero ispiratore della gestione Schlein. È stato un mese di agosto di dibattiti sul futuro del campo largo. Avs frena. Franceschini e Bonaccini dicono no. Conte, con la lettera a Repubblica, apre frontalmente la campagna elettorale contro il Pd. E Schlein? Silenzio. Nessuna indicazione. Ma una lunga fuga terminata oggi. Sulle primarie non c’è una data. Nell’ultima riunione con i gruppi parlamentari, nel mese di luglio, la segretaria aveva ipotizzato la data a fine gennaio. Data che però si allontana. Il campo largo resta nel bel mezzo di una guerra tra bande.
