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Sciopero: caos e scontri ma poche adesioni. E il conto per gli italiani sfiora il miliardo

Uno studio della Cgia quantifica le conseguenze salate della protesta. I maggiori danni economici in Lombardia e Lazio. A partecipare alla serrata è stato appena il 6,75 per cento. Nell’ultimo anno ben 203 giorni su 365 hanno registrato un’astensione

Scontri in piazza del Duomo a Milano durante la manifestazione 'Italia in piazza' del 17 Ottobre 2026. ANSA/MATTEO CORNER // Clashes during a protest organized by the Italia in Piazza movement in Milan on 17 October 2026. ANSA/MATTEO CORNER

Un miliardo di euro bruciati in un giorno.È questa la stima del costo diretto e indiretto della giornata di sciopero di venerdì proclamata dai sindacati di base secondo l’ufficio studi della Cgia di Mestre. La Cgia stima per l’Italia un valore aggiunto giornaliero di 5,676 miliardi e ha calcolato un costo per il sistema Paese dello sciopero di 817 milioni a cui vanno aggiunti «tutta una serie di costi indiretti che potrebbero far salire la “perdita” complessiva attorno al miliardo di euro». Le aree economicamente più penalizzate dall’iniziativa dei sindacati sono quelle più industrializzate a cominciare dalla Lombardia per cui il costo toccherebbe un valore massimo di 193,6 milioni, a seguire Lazio (94,3 milioni), Veneto (75,3), Emilia-Romagna (74,6) e Piemonte (60,2).Nonostante la giornata di scontri con le piazze ancora una volta ostaggio dei violenti, nella giornata di venerdì, secondo il Cruscotto degli scioperi nel pubblico impiego, ad aver scioperato, a fronte di 1.146.729 di personale rilevato principalmente nei settori istruzione e sanità, sono state 65.180 persone pari al 6,75% degli scioperanti calcolati sui presenti in servizio al netto degli assenti per motivi diversi dallo sciopero. Numeri flop ma sufficienti a tenere sotto scacco milioni di persone.Sebbene i primi a sostenere i costi dello sciopero siano gli stessi che vi aderiscono poiché «la retribuzione della giornata non lavorata viene infatti trattenuta, e rappresenta una rinuncia concreta, spesso non lieve, soprattutto per chi percepisce retribuzioni basse», ad essere colpiti sono anche tanti cittadini e imprese che durante gli scioperi non possono svol gere le proprie attività perché gli viene impedito: «gli scioperi comportano per le imprese, in particolare per quelle pubbliche, una perdita di produttività; meno ore lavorate significano anche meno gettito sia fiscale che contributivo».C’è poi la questione sensibile delle prestazioni sanitarie: «In Italia il Servizio Sanitario Nazionale eroga ogni giorno 2,5 milioni di prestazioni, a questi disagi si aggiungono i costi di riprogrammazione e l’allungamento delle liste d’attesa, che pesano soprattutto sui pazienti più fragili». Inoltre «con le scuole materne e quelle dell’obbligo non frequentabili, molti genitori devono chiedere un permesso per accudire i figli» e «quando i mezzi di trasporto pubblici non ci sono, molti lavoratori del settore privato per recarsi al lavoro devono usare la propria auto e farsi carico delle spese collegate».Ciò pone sia un tema economico sia di rispetto dei diritti altrui limitati a causa degli scioperi con chi vorrebbe andare a lavorare ma non può farlo oppure gli studenti che non possono fare lezione perché le aule delle scuole o delle università sono occupate.Come spiega il deputato della Lega Jacopo Morrone, quanto pubblicato dalla Cgia di Mestre è un dato «che non può che preoccupare e dare il senso di una responsabilità diffusa che determina la proliferazione di queste agitazioni. L’Italia è il paese con più scioperi al mondo, secondo i dati elaborati dal Centro studi di Conflavoro (2025), un “problema strutturale” che danneggia non solo le imprese ma anche i lavoratori».In effetti, al netto di tutta la retorica della sinistra, il diritto allo sciopero in Italia non solo è garantito ma è anche abusagaranzie gli spettano tutte. L’aureola, a mio modesto avviso, poteva aspettare.Gli agenti Ma Siher è un pezzo del quadro. Un pesce piccolo, forse. Esistono i piranha: piccoli anche loro, con un appetito che sconsiglia di mettere i piedi nell’acqua.La questione è l’acqua in cui nuotano. Il caos, la sua produzione quotidiana, il suo sfruttamento politico. Ci dicono che questo governo ruba il futuro. Intanto qualcuno ci sequestra il presente. Il negoziante deve chiudere, il lavoratore cambia strada, il cittadino aspetta. Chi gli impedisce di vivere pretende pure di to come testimoniano i dati del portale Avviso scioperi. Negli ultimi 12 mesi (dal 1 novembre 2025 al 31 ottobre 2026) ne sono stati proclamati 883 nei servizi pubblici essenziali (trasporti, sanità, scuola, uffici pubblici, rifiuti, energia) di cui 564 si sono svolti. In un anno 203 giorni su 365 hanno avuto almeno uno sciopero in prevalenza il venerdì o nei giorni vicini al fine settimana. Così, la maggioranza silenziosa di studenti e lavoratori, è ostaggio di continue mobilitazioni nonostante i numeri delle persone che realmente scioperano siano spesso esigui.

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