La libertà non è un dono del governo agli uomini, ma un diritto di ogni essere umano». Diceva Reagan, e forse è il caso di ricordarlo a una sinistra che, dopo aver elevato l’occupazione abusiva a soluzione abitativa e aver guardato con sospetto ogni taglio fiscale, ora teme dopo il tetto al caro benzina persino lo sconto del 50% sulle bollette proposto da Enel e del 30% di Eni. Ci spiegheranno, con compiacimento, che il Capitale è roba loro Marx è il catechismo rosso mentre avanza l’inverno e l’Europa sa solo frignare. Giorgia Meloni, invece, ha avuto il coraggio di reclamare la parola patriota dando sostanza a un concetto che, con scarsa cultura, una parte della sinistra scambia per nazionalismo. Al contrario, quel concetto vive nell’Italia migliore: dai piani popolari di Fanfani al socialismo tricolore di Bettino Craxi. E cioè quando il mercato capisce la politica e contribuisce al bene, senza che il profitto mai extra in una società libera si senta in colpa, costruiamo futuro. Non con le prebende o il reddito da divano, ma col lavoro e la condivisione dei sacrifici. Come dopo le guerre del ’900. Questa è la vera Europa che deve nascere: non il palazzo di carte e burocrazia eretto da una sinistra che voleva cancellare le identità in una monocultura ideologica suicida, ma una casa politica orgogliosa, fatta di nazioni che, pur diverse, si uniscono per sfuggire al declino delle follie green e dell’islamismo radicale. Perché il progresso vero altro non è che il cambiamento, che la tradizione custodisce.

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