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Se per la Cgil i monumenti valgono di più

Dietro numeri e nomi ci sono le lacrime e lo strazio, la rabbia e il senso d’ingiustizia

Presidio dei sindacati davanti al Colosseo per la morte dell'operaio 22enne Andrea Moretti, Roma, 23 settembre 2026. ANSA/FABIO CIMAGLIA

Nei primi sette mesi del 2026 si registrano in Italia 595 vittime sul lavoro con una diminuzione delle vittime complessive, anche se lieve, del 2% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. Questi i numeri, poi i nomi: in soli 4 giorni di luglio Giancarlo Palomba è morto mentre lavorava alla manutenzione a una linea ferroviaria, Michele Ragazzoni colpito da un tronco che stava tagliando, Antonio D’Errico nel crollo di una tettoia e Michele Squeo si è accasciato per un malore improvviso ed è morto nel cantiere dove lavorava. Dietro numeri e nomi ci sono le lacrime e lo strazio, la rabbia e il senso d’ingiustizia di fronte alle «morti bianche» dove l’aggettivo bianco è scelto per indicare l’assenza di un colpevole diretto. Per appurare eventuali responsabilità dell’incidente, appena si verifica un decesso l’autorità giudiziaria interviene e dispone il sequestro dell’area, limitandosi per evidenti ragioni pratiche alla zona strettamente necessaria per le indagini. Questo vale per ferrovie, strade e autostrade, boschi, e anche monumenti. Per il povero operaio Andrea Moretti, morto mentre stava montando l’impianto di illuminazione del Colosseo, gli organi competenti non hanno ritenuto necessario sequestrare né chiudere l’intero monumento. Ma se il 19 agosto a nessuno era balenato in mente di esigere la chiusura dell’A1 da Milano a Napoli in seguito alla morte dell’operaio precipitato da un ponteggio a Calenzano, nel caso della parziale chiusura del sito archeologico più famoso del mondo qualcuno si è ritrovato a «gridare allo scandalo». Inaccettabile, dice il comunicato Cgil, e rivolge un severo monito chiedendo al negligente ministro Giuli la chiusura dell’intero sito «in segno di rispetto» verso i lavoratori e le lavoratrici che operano nelle sedi culturali. Evidentemente per la Cgil la vita, la morte e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici non hanno lo stesso peso: i morti nei monumenti contano molto di più.

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