Due giorni fa in Comune è andata in scena una surreale commissione Sicurezza sull'adozione del taser per la polizia locale. Una manciata di ore dopo, mentre i microfoni della commissione fumavano ancora per lo scambio di fuoco, un ragazzo di 22 anni, italiano di seconda generazione, è stato ammazzato con un coccio di bottiglia alla stazione di Certosa. La questione di dotare i ghisa della pistola a impulsi elettrici ha scatenato un dramma in pancia (e di pancia) alla sinistra che ha continuato a sollevare dubbi, perplessità, cavilli, l'ha buttata anche sui danèe pur di non dire sì. E dire che nella notte si consumava l'ennesima aggressione tra giovani armati di coltelli e vetri. In questo caso la pandilla ha agito indisturbata sui binari della stazione, nessun agente era presente e non c'è stata alcuna colluttazione o inseguimento, ma il tema è lo scollamento del centrosinistra dalla realtà che i milanesi vivono tutti i giorni.
La sinistra «marziana» che ha paura di dare un taser ai vigili, dimenticandosi per altro che sono già armati di pistola, è arrivata addirittura a invocare l'uso delle bolas - per chi non se lo ricordasse strumento di caccia usato dagli eschimesi e dai nativi sudamericani - per immobilizzare i malviventi. al posto del taser. Paura di offendere stupratori, pandillas, malviventi armati o balordi piuttosto che agenti e cittadini stessi?