Il re è nudo. Le amicizie con il faccendiere Valter Lavitola, le incursioni di Maria Rosaria Boccia in redazione, la gestione delle fonti, la donna dei misteri, ecco un nuovo scossone che fa tremare Sigfrido Ranucci, il volto di Report e bandiera della sinistra italiana. Si tratta di Giulia Innocenzi, giornalista lanciata da Michele Santoro, che aggiunge benzina alla già calda estate per la squadra di Report. Il Giornale ha ricostruito la storia dei finanziamenti incassati dal documentario «Food for profit», che mette nel mirino gli allevamenti intensivo di carne, mandato in onda (sia in prima serata che come replica) sulle reti dalla Rai da Report. Dietro ci sarebbero interessi da parte di aziende vicine al mondo vegano. La politica chiede conto a Ranucci. La Rai, per ora, non ha preso una posizione ufficiale. C’è però la sensazione che sia l’ennesima buccia di banana su cui è scivolato Ranucci.
I componenti di Fratelli d’Italia della commissione Vigilanza Rai denunciano che «sta emergendo in questi giorni da alcuni articoli di stampa che il documentario di Giulia Innocenzi Food for Profit, acquistato e trasmesso da Report, sarebbe stato in parte finanziato da soggetti privati e imprenditori stranieri con forti e diretti interessi economici nel mercato globale dei prodotti vegani e delle cosiddette proteine alternative». E sottolineano come «sia evidente, oltre che clamoroso, il conflitto di interessi che si cela dietro un’inchiesta che, in questo modo, screditerebbe un settore strategico e importante per l’economia nazionale, quello agroalimentare e zootecnico italiano. Per questo presenteremo un’interrogazione nella Commissione di Vigilanza perché sia fatta chiarezza su questa vicenda». Maurizio Gasparri di Forza Italia rilancia, chiamando in causa anche la Guardia di Finanza: «Il caso sollevato da Il Giornale circa i presunti finanziamenti che avrebbe ottenuto la giornalista di Report Giulia Innocenzi per realizzare il documentario (poi acquistato dalla Rai) dal titolo ‘’Food for Profit’’ definisce uno scenario inquietante e una mancanza di controllo che dimostrano sempre più come la trasmissione di Ranucci si comporti come azienda a se stante. Chiedo all’azienda che venga fatta immediata chiarezza sulla vicenda. Ma sarà anche mia premura segnalare, tramite una lettera dettagliata, il tutto alla Guardia di Finanza».
Dal fronte centrista intervengono Lupi e Gelmini con una nota congiunta: «Riteniamo necessario verificare se la Rai e la redazione di Report fossero a conoscenza delle modalità di finanziamento del documentario e quali verifiche». E la Lega pone un interrogativo: «Con questa presunta inchiesta Report ha strumentalizzato il servizio pubblico e lo ha reso, di fatto, il megafono di una lobby che ha ricadute importanti anche sul comparto del Made in Italy», affermano in una nota i parlamentari della Lega in commissione Vigilanza Rai.
È chiaro come il caso sollevato da Il Giornale abbia svelato un potenziale conflitto d’interesse nel quale la Rai avrebbe giocato un ruolo da protagonista. La politica incalza il vertice Rai: altra carne sul fuoco per un agosto rovente nelle stanze di Report. Umori diametralmente opposti nel fronte di sinistra. Il Pd sparisce. Dal partito di Elly Schlein nessuno si immola in difesa di Ranucci, mentre il M5S manda in avanscoperta l’ex sindaco di Roma Virginia Raggi, con mezzo piede fuori dal Movimento: «Basta fango su Report e solidarietà a Giulia Innocenzi», scrive Raggi sul profilo Facebook.
Il silenzio del campo largo potrebbe essere una vendetta per le ambizioni (nascoste) di Ranucci di soffiare la leadership sia a Schlein che a Conte. Dal mondo agricolo giunge anche l’attacco dell’Uci. «Necessario fare chiarezza su chi finanzia campagne contro la zootecnica». Il Giornale sembra aver aperto un vaso di Pandora su guerre e interessi nel mondo dell’agricoltura. Mr Report perde le staffe e dà del marcio a Il Giornale: «Tutti a preoccuparsi di chi finanzia un documentario sul benessere animale, ma non di chi finanzia un genocidio. Difendiamo Report dal mostruoso che avanza», attacca sui social.
Poi, contattato da noi, risponde con ironia e, con la voce da straniero, dice: «Brondo, padrone non c’è». È il caso di dirlo: serve una pausa teatrale.
PaNa
GiuSor
