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Si raccoglievano soldi con Hannoun. La moschea ora è Scuola coranica

Nel centro di via Padova a Milano si insegnerà il testo islamico, mistero sui docenti Intanto continuano le manifestazioni di pro Pal e filo-Hamas che inneggiano alla resistenza armata

Hannoun alle toghe: "La beneficenza non è terrorismo"

Prima le raccolte fondi insieme all’associazione di Mohammad Hannoun, accusato di essere l’uomo a capo della cupola di Hamas in Italia. Adesso la scuola coranica. La Moschea Mariam di via Padova 366, a Milano, allarga le proprie attività anche agli italiani e annuncia l’apertura di una «Scuola del Sacro Corano». A comunicarlo è direttamente l’Associazione Islamica di Milano: le lezioni sono partite ieri, suddivise in due gruppi, dalle 13 alle 15 e dalle 15.30 alle 17.30. Un percorso dedicato, si legge nell’annuncio «alla lettura e all’apprendimento del Sacro Corano». Ma per capire il peso della nuova iniziativa bisogna guardare chi c’è dietro la moschea e alla storia di via Padova 366, la cui associazione risulta costituita il 12 gennaio 2010 secondo l’Albo comunale. È in questo stesso ambiente che emerge il capitolo Hannoun. Nei mesi scorsi Il Giornale aveva documentato un’iniziativa benefica della Moschea Mariam nella quale compariva il logo dell’Abspp, l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese legata a Hannoun, al centro dell’inchiesta condotta dalla Procura di Genova. Per la raccolta è stata usata l’intestazione «pasti caldi» per Gaza, esattamente una delle causali ritenute fintamente caritatevoli dagli investigatori. E ora, nello stesso centro, arriva la scuola coranica, ma l’Associazione Islamica di Milano non indica i nomi degli insegnanti né dettaglia il programma didattico: per le iscrizioni compare soltanto il contatto «Um Bashir». È quindi ancora da chiarire chi insegnerà, quale formazione abbiano i docenti, quale impostazione verrà data alle lezioni e a quale fascia d’età siano rivolte.

Intanto il capoluogo lombardo torna al centro dei cortei Propal in nome degli arrestati nell’inchiesta sulla rete dei filo Hamas. La consueta manifestazione indetta dall’associazione di Hannoun è andata in scena ieri a Milano, con i suoi epigoni che chiedono la liberazione dei «prigionieri palestinesi», grazie ai quali secondo l’accusa sono stati dirottati oltre 18 milioni di euro nelle casse dei terroristi, come mostra la documentazione ricostruita da Digos e Guardia di Finanza.

Al centro delle proteste ci sono Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yasere Elasaly e Ryad Albustanji, arrestati il 27 dicembre 2025 e la piazza di ieri arriva con una scansione temporale significativa: 9 ottobre Cassazione sulla detenzione degli arrestati, 10 ottobre mobilitazione nazionale in diverse città. Prima ancora c’è il 7 ottobre. Una settimana di pressione attorno agli arrestati, in nome dell’imperante islamismo. Ma non finisce qui, perché a Bologna i Giovani Palestinesi italiani (collegati ad Hannoun) hanno messo in campo un vero e proprio elogio alla resistenza armata palestinese: «Noi qua scendiamo in piazza, ma in Palestina c’è chi combatte contro l’Idf (l’esercito israeliano ndr), c’è chi la resistenza la fa sulla propria pelle, mettendo in campo la sua casa, la sua famiglia e la sua libertà».