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Sigfrido pronto a correre: “Se la Rai mi caccia...”

L’ex conduttore dice di non pensare alla candidatura. Tuttavia non la esclude

Il giornalista Sigfrido Ranucci presenta il libro "La casta", presso la Villetta Social Lab Garbatella, Roma, 08 settembre 2026, ANSA/VINCENZO LIVIERI

Sigfrido Ranucci non si candida? Beh, però intanto conta i voti. Non fa politica, ma attacca uno dopo l’altro Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Matteo Salvini. Non pensa a Palazzo Chigi, ma quando gli chiedono se potrebbe scendere in campo lascia accuratamente una porticina aperta: «Io candidarmi? Non ci penso. Poi se mi cacciano proprio dalla Rai...». Risata compresa. È il curioso cortocircuito che accompagna le ultime uscite pubbliche dell’ex conduttore di Report. Perché Ranucci assicura di non avere alcuna intenzione di candidarsi, salvo poi dimostrare di conoscere molto bene non soltanto il risultato del sondaggio che lo riguarda, ma persino le percentuali di chi potrebbe eventualmente votarlo. Beh, del resto l’amicizia con il mandante reo confesso dell’attentato, Valter Lavitola, sarà stata utile a comprendere le dinamiche che si muovono attorno alla sua figura. «Il sondaggio è stato una sorpresa, perché io non ho annunciato né che mi candido e né ho fatto campagna elettorale», spiega commentando la rilevazione Swg pubblicata da La7 che gli attribuisce il 7%. Ranucci poi entra nei dettagli: «Più interessante è la parte che riguarda il 23% che alla domanda semi voterebbe dice “può darsi” o il 30% che dice “non saprei”».

Insomma, uno che non pensa alla candidatura sembra particolarmente interessato proprio a quel gigantesco serbatoio di elettori ovviamente del tutto potenziali e anche certamente influenzati dalla vicenda che lo coinvolge. Del resto, a ipotizzare che dietro l’attentato ideato dal faccendiere ci fosse un movente politico, è stata proprio la Procura di Roma. Che non ha infatti creduto alla versione di Valterino secondo cui l’operazione fosse finalizzata a far aumentare il livello della scorta al conduttore. E quelli fossero le intenzioni di Lavitola era noto proprio a Ranucci, che ha persino contribuito alla bozza del progetto, modificandone alcuni quesiti. Numeri, percentuali, elettori possibili, reputazione personale. Tutto mentre assicura che la politica non è nei suoi pensieri. Quantomeno poco credibile. A rendere ancora più singolare il quadro c’è il tono ormai apertamente politico delle sue dichiarazioni. Dal palco del Visionaria festival di Roma Ranucci parte all’attacco della presidente del Consiglio: «Meloni non si rammarica per la più grande character assassination della storia che ha fatto stare male anche fisicamente me, ma ci sono abituato, e tutte le persone a me care. Si rammarica invece del fatto che mi hanno fatto diventare un martire. La dice lunga sul concetto di democrazia che ha la nostra presidente del Consiglio». Poi tocca a La Russa, accusato di essersi comportato «come fosse l’editore» parlando della conduzione e del format di Report. Infine Salvini: «Ha detto che devo spiegare le mie frequentazioni. Salvini a me? Quelle del suo genero e del suocero vanno bene invece». Subito dopo tenta di costruire persino la contrapposizione perfetta tra il Ranucci giornalista e il Ranucci potenziale candidato: «Non temono che io mi candidi, ma temono che faccia il conduttore di Report, perché temono il giornalismo indipendente».

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