La solitudine di Crocetta e il fallimento del Pd: in Sicilia è giunta l'ora X

Il Pd ritira il sostegno al governo regionale. Dopo aver rotto con Grillo, l'ex sindaco di Gela navigherà a vista. Ma quanto durerà?

La solitudine di Crocetta e il fallimento del Pd: in Sicilia è giunta l'ora X

La solitudine di Rosario Crocetta e l'implosione del Partito Democratico. A colpi di poltrone e di accuse infuocate. Quello che undici mesi fa era stato un successo, adesso si è rivelato un flop. Complice la personalità sicuramente ribelle e ingombrante dell'ex sindaco di Gela, complice un Pd che prima sale sul carro del vincitore e poi tenta di farlo cadere giù mantenendo il carro. Al netto di ogni dietrologia, nella terra del Gattopardo si è arrivati al punto di non ritorno.

La rottura è stata ufficializzata ieri, con la relazione del segretario siciliano Giuseppe Lupo alla direzione regionale del partito, approvata quasi all'unanimità: il Pd ritira il sostegno al governo di Crocetta. Ai quattro assessori democratici (Nelli Scilabra, Mariella Lo Bello, Nino Bartolotta e Luca Bianchi), è stato chiesto di dimettersi e, se non lo faranno, verranno deferiti al comitato dei garanti.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il tema del rimpasto in giunta, chiesto dal Pd. Crocetta avrebbe fatto spallucce, rimandando alcuni vertici col partito e accusando quest'ultimo di essere attaccato alle poltrone e di averlo abbandonato nella lotta contro la mafia. E così, si è giunti alla fine.

"Prendiamo atto che di fatto è il presidente della Regione ad avere preso le distanze dal Pd, e questo ci dispiace molto. In questi mesi lo abbiamo sostenuto con forza e anche in settimana abbiamo proposto un rafforzamento della giunta per aiutarlo a governare meglio la Sicilia che ha tante esigenze. Ora trarremo le giuste conseguenze: non ci riconosciamo più nell'azione del governo che sta commettendo errori gravi, non siamo più vincolati al suo sostengo e saranno gli assessori che si sentono del Pd a trarne le conseguenze. Da adesso valuteremo atto per atto", recita la relazione del segretario regionale Lupo.

La risposta di Crocetta è arrivata a stretto giro di posta: "Il problema con quel pezzo del Pd che ha fatto votare una cinquantina di persone per togliermi il sostegno è legato solo alle poltrone. Tutto è nato per una questione di poltrone, se qualcuno dice che non è così vuol dire che sono il primo a non averci capito nulla. Purtroppo però è così, perché ho offerto la massima disponibilità a dialogare, mi hanno risposto con degli aut aut, facendo i nomi degli assessori da sostituire, tra cui quello di Luca Bianchi".

Ma non c'è solo il problema del rimpasto. La verità è che i rapporti col Pd sono sempre stati complicati, già pochi giorni dopo le scorse elezioni regionali. Perché il Megafono, il partito parallelo che Crocetta ha fondato dopo la sua elezione, è sempre stato considerato dai democratici come un nemico, come un competitor rosicchiatore di voti. Partito parallelo, stalinismo, processo eretico, condanna a morte, questione morale. Stando ai termini che sono stati utilizzati negli ultimi mesi, la bagarre siciliana in casa democratica ha assunto tratti apocalittici. Il governatore siciliano è stato “indagato” dal suo stesso partito. Alla dirigenza romana non andava giù la “doppia militanza”. “La lista del Megafono venne chiesta da Bersani e Zoggia. E invece, domani sarò sotto processo eretico a Roma. Sono curioso di capire se domani mi giudicheranno e mi condanneranno a morte, al rogo, come le streghe e come gli ebrei. È una vergogna, proprio mentre ho fatto scoppiare la questione morale mi mettono sotto processo”, accusò Crocetta. "Sono esterrefatto. In uno dei momenti più dolorosi della mia vita, con due agenti di scorta in rianimazione, mi trovo davanti al muro di gomma di un pezzo dei dirigenti del Pd. Mi tolgono sostegno? Si assumano responsabilità storica, io vado avanti, ho il mandato del popolo siciliano e della base del partito", ha tuonato l'ex sindaco di Gela.

Che adesso è rimasto solo. Contro di lui c'è l'ala bersaniana del partito. La maggioranza non c'è più e nemmeno i 17 voti democratici. Non gli resta che navigare a vista. Il modello Sicilia - l'alleanza con il M5S - è naufragato da tempo. Crocetta andrà avanti provvedimento per provvedimento. Ma quanto durerà? L'alternativa sarebbe quella di cercare nuovi deputati e sperare che qualcuno, tra le fila del Pdl, del M5S o del Pd, scelga di non abbondonare il carro crocettiano, ma al contrario, di provare a spingerlo.