Gli sperperi degli ex presidenti: venti milioni in dieci anni

Ecco le spese della Fondazione della Camera guidata da Napolitano, Casini e Bertinotti

È un po' la fonte dell'eterna giovinezza (parlamentare). Il rifugio sicuro contro la mannaia della spending review e dell'antipolitica. Un angolo di Casta nel bel Palazzo Theodoli-Bianchelli, l'eldorado degli evergreen della politica, un'oasi di tranquillità denominato «Fondazione della Camera dei deputati». Trattasi di un carrozzone che costa alla collettività 600mila euro l'anno, che in realtà sono 2 milioni di euro (dunque ben venti dalla sua istituzione, nel 2003), unico nel suo genere e non certamente per la mission che si è pomposamente attribuito: «Realizzare una più ampia conoscenza e divulgazione dell'attività della Camera, di promuoverne l'immagine, di favorire e sviluppare il rapporto tra i cittadini e l'Istituzione».

Il fatto è che di una fondazione del genere se ne potrebbe fare tranquillamente a meno, tant'è che il Senato non ce l'ha. La guida, per statuto, il presidente della Camera della legislatura appena conclusa, che si fa affiancare da un cda e da un direttore generale, tutti provenienti dai ranghi di Montecitorio (e dunque già destinatari di robuste indennità) ma comunque beneficiari degli onnipresenti «rimborsi spese». A scorrere l'elenco, il primo presidente fu l'attuale capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ex numero uno di Palazzo Madama, oggi combattivo e fiero nemico di ogni spreco pubblico. Saltati a pie' pari i presidenti della Camera Irene Pivetti (1994-1996) e Luciano Violante (1996-2001) è toccato a Pier Ferdinando Casini, dopodiché la guida della Fondazione è toccata a Fausto Bertinotti, ex leader di Rifondazione comunista spazzato via dal Parlamento nel 2008. Uno strapuntino per rimanere comunque nel giro, in attesa del prossimo giro di valzer ballato, chissà, da un uomo senza futuro: Gianfranco Fini.

La Fondazione può anche conferire incarichi di consulenza («per specifiche esigenze»), pur in presenza del più che qualificato personale in servizio presso la Camera. Professionisti vincitori di concorso, laureati di alto profilo, gente - insomma - assolutamente competente che potrebbe incaricarsi delle «specifiche esigenze» a costo zero, senza ulteriori aggravi di spesa sul bilancio di Montecitorio. Ma così non è, dunque, via agli incarichi esterni. Ma, in concreto, che cosa fa la Fondazione? Promuove seminari, mostre, pubblicazioni e incontri sull'universo mondo che potrebbero essere promossi anche senza la sua esistenza. Particolarmente gettonati i congressi sui sistemi politici internazionali dal titolo «EuropAmerica (che cosa unisce e che cosa divide)» ed «Europa e Usa a confronto». Nel 2011, le sole mostre ed esposizioni sono costate 388mila euro e altri 150mila sono stati spesi per «spese di realizzazione e diffusione volumi, costi di acquisto copie».

Una pioggia di soldi pubblici che, con l'aria che tira, appare davvero assai poco convincente, opportuno, utile. Non è un caso, infatti, che un annetto e mezzo fa, a seguito di uno studio svolto da un gruppetto di parlamentari del Pdl che hanno scandagliato bilanci e rendiconti della Fondazione, il deputato Pdl Amedeo Laboccetta abbia provato a chiuderne i rubinetti, scrivendo al presidente Gianfranco Fini che ha pilatescamente rimandato tutto al cda della Fondazione. Un primo ordine del giorno, per chiudere la Fondazione, è stato già bocciato in passato con 446 voti contrari e appena 57 favorevoli, ma già domani il battagliero Laboccetta ci riproverà, e vediamo se la Casta si arroccherà ancora. Perché, osserva Laboccetta, «nella prassi sembrerebbe che tale istituto funga più da utile strumento per proseguire gli interessi personali di pochi piuttosto che svolgere delle funzioni strettamente necessarie all'attività divulgativa di questo ramo parlamentare soprattutto ove si consideri l'assenza di un analogo istituto al Senato».

Via, dunque, la Fondazione. Che tempo fa mise le mani avanti patrocinando un convegno quanto mai profetico: «Per una riforma del diritto di fondazioni e associazioni».

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