Spinelli, non ci fu estorsione

Francesco Leone, il pregiudicato che organizzò e diresse il sequestro lampo del cassiere di Silvio Berlusconi, è stato condannato per sequestro semplice e violenza privata insieme ai tre complici rumeni

Spinelli, non ci fu estorsione

Uno dei sequestri più bislacchi della storia del crimine italiano si chiude con quattro condanne che non dissipano, e anzi rafforzano, i dubbi su cosa sia davvero accaduto. Francesco Leone, il pregiudicato ed ex pentito pugliese che nell'ottobre dello scorso anno organizzò e diresse il sequestro lampo di Giuseppe Spinelli, cassiere di Silvio Berlusconi, viene condannato a otto anni e otto mesi di carcere. Insieme a lui vengono condannati a pene tra i quattro e i sei anni i tre complici albanesi che fecero irruzione nella abitazione di Bresso dell'anziano ragioniere, colpendolo con violenza e tenendolo in ostaggio tutta la notte insieme alla moglie fino a quando, la mattina successiva non si decise a telefonare a Berlusconi. Per il giudice preliminare Chiara Valori, non fu un sequestro a scopo di estorsione. La condanna arriva solo per sequestro semplice e violenza privata.
La stessa procura della Repubblica aveva nel corso dell'udienza modificato in parte la sua impostazione dell'accusa. Inizialmente, Leone e i suoi complici erano accusati di estorsione per avere cercato di farsi consegnare dal Cavaliere, in cambio del rilascio degli ostaggi, trenta milioni di euro. Ma era evidente che si trattava di un reato quasi impossibile da realizzare, visto che non si capisce dove Berlusconi si sarebbe potuto procurare seduta stante una simile somma in contanti. Oltretutto, i rapitori se ne erano tranquillamente andati dalla casa di Spinelli dopo che il ragioniere aveva effettuato la telefonata.
Così il tema dell'accusa è cambiato. Nella nuova costruzione del pm Paolo Storari, l'obiettivo del sequestro era semplicemente la telefonata. Ma per la procura l'impresa andava comunque qualificata e punita come un rapimento a scopo di estorsione. Ma la sentenza va ancora più in là e viene incontro alla ricostruzione che gli avvocati degli imputati hanno cercato di fornire questa mattina nelle loro arringhe. Non si sarebbe trattato di un classico sequestro di persona, ha sostenuto il legale di Leone, Gianluca Maris, ma di un modo un po' brusco per avviare una trattativa con l'entourage del presidente del Consiglio. Obiettivo della trattativa, rifilare a Berlusconi sconvolgenti rivelazioni sulle sue vicende giudiziarie. Un dossier che, sostiene Leone, esisteva solo nelle millanterie dell'improvvisata banda di truffatori.
Nè Spinelli, nè la moglie nè Berlusconi si sono costituiti parte civile contro gli imputati, ritenendosi soddisfatti del risarcimento danni versato dai quattro: una somma modesta, poco più di 14mila euro, ma che pare costituisse il massimo che erano n grado di raggranellare. Su indicazione di Spinelli, il risarcimento è stato versato al Centro d'aiuto alla vita Ambrosiano, una struttura che si occupa di fornire sostegno alle madri a rischio aborto.
La sentenza del giudice preliminare Chiara Valori, che ha riconosciuto a tutti gli imputati uno sconto di un terzo per la scelta del rito abbreviato, ridimensiona. nettamente la richiesta del pm Paolo Storari. Leone - faccia da veterano della mala, giubbotto di cuoio, aria rassegnata - incassa una condanna ben piu leggera del previsto. Se esiste una verità alternativa su questo rapimento, se esiste il mister X di cui si coglievano le tracce nelle intercettazioni, se il famoso dossier esista davvero: sono tutte domande cui per ora Leone ha preferito non rispondere, ritenendo più salutare affrontare il carcere senza fare storie.

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