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Sprechi su vaccini e monoclonali, Speranza si nasconde dietro i “non so, non ricordo”

L’audizone dell’ex ministro in commissione Covid finisce più volte in bagarre, l’opposizione contro Fdi: plotone d’esecuzione

L’ex ministro della sanità Roberto Spranza PD in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta COVID presieduta da Marco Lisei FDI. Palazzo San Macuto a Roma, Lunedì 26 Ottobre 2026 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Former MInister of Health Roberto Speranza in a hearing before the Parliamentary Commission of Inquiry on COVID chaired by Marco Lisei FDI. Palazzo San Macuto in Rome Monday October 26 2026. (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Su monoclonali, vaccini, un Cts orientato politicamente, lockdown e green pass l’ex ministro della Salute Roberto Speranza davanti alla commissione Covid si nasconde dietro i «non so», «non ricordo», «non posso rispondere», dice che rifarebbe tutto «a testa alta» anche se i dati scientifici del tempo su green pass e vaccini gli avrebbero dato torto «perché non ho la macchina del tempo». La sinistra insorge e la butta in caciara parlando di «plotone di esecuzione» e «tribunale militare» contro il deputato Pd. Ci sono 3 miliardi e mezzo spesi per vaccini mai utilizzati, è mancata la sorveglianza attiva sui vaccinati contro gli effetti collaterali costati carissimo a centinaia di italiani, c’è il giallo sulla Zona rossa nella Bergamasca che andava chiusa già il 2 secondo il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro ma all’opposizione questi argomenti non interessano. È bastata una nota stampa del senatore Antonella Zedda per innescare la polemica. «Speranza continua nel goffo tentativo di autoassolversi. Tuttavia i fatti che gli abbiamo spiattellato di fronte lo inchiodano alle sue gravi responsabilità sul rifiuto della donazione gratuita da parte di Eli Lilly di dosi di anticorpi monoclonali», un rifiuto che per la parlamentare meloniana potrebbe essere costato «oltre 20 mila morti per la mancanza di soluzioni mediche adeguate». Forte di una rivelazione fatta dal suo ex collaboratore Massimo Paolucci all’allora senatrice M5s Elena Fattori, Speranza apprende ma non nega che il suo ex capo della segreteria politica avesse ammesso che il ministro gli aveva detto che «si erano già impegnati con un’altra ditta toscana (Tls, ndr) per una sperimentazione sui monoclonali». «L’aspetto più grave della mancata donazione è che ciò è accaduto per favorire gli amici degli amici», dice la Zedda, che ricorda gli 80 milioni di euro dirottate sulla società toscana in orbita Pd e altri 300 milioni promessi pur di produrre monoclonali made in Italy che non arriveranno mai, salvo poi «ricomprare gli stessi monoclonali a carissimo prezzo».

Apriti cielo. La sinistra chiede al presidente Marco Lisei di censurare la nota stampa della Zedda perché «chi presiede ha il dovere di garantire imparzialità e rispetto degli auditi», tuona Paolo Ciani, vicecapogruppo Pd alla Camera, che paragona la commissione a «un tribunale speciale, nel quale il giudizio politico precede l’ascolto e la ricerca dei fatti». «Ennesima vergognosa seduta di tribunale politico nato per colpire gli avversari», ribadisce Ilenia Malavasi. «Attribuirgli la volontà di rinunciare a cure per favorire presunti amici è una falsificazione inaccettabile delle sue parole e delle sue intenzioni», è invece la versione della dem Ylenia Zambito. Ma Speranza, anziché smentire il suo collaboratore dice che secondo Aifa quella donazione non c’è mai stata e che i soldi a Tls - società che come ha ricostruito il Giornale ha fatto causa al ministero - nulla centrano con la vicenda Eli Lilly. Sappiamo invece, da una documentazione esclusiva in possesso del Giornale, che la donazione per i trial gratuiti era talmente avanti che il dottor Andrea Antinori dell’Istituto Spallanzani aveva preparato già i protocolli per la sperimentazione. Qualcuno tra Aifa e Speranza mente se è vero ciò che aveva detto l’altro giorno lo scienziato italo-Usa Guido Silvestri che grazie alla sua amicizia con il Ceo di Eli Lilly aveva messo in piedi i trial sono saltati ufficialmente per il no di Aifa legato all’assenza di un’autorizzazione dell’Ema, l’Agenzia del farmaco europea, non certo per la mancata donazione. Stessa tensione si è registrata sulla campagna vaccinale, basata su una «garanzia» di non contagiare e di non ammalarsi, Speranza si arrampica sugli specchi: «Abbiamo incoraggiato la campagna vaccinale, ne abbiamo comprato tanti per avere scorte a sufficienza e fare più richiami», anche se secondo i dati l’imminutà di gregge era già garantita con due dosi.

Mentre la sinistra continua a tessere le lodi dell’esecutivo di Giuseppe Conte in pandemia, il capogruppo Fdi alla Camera Galeazzo Bignami fa ascoltare la frase dell’allora premier pronunciata a Otto e mezzo del 28 gennaio 2020 («Siamo prontissimi»), si rischia di nuiovo la rissa. «Speranza non ha risposto, rifugiandosi nella solita litania autoassolutoria che ripete da 6 anni e cioè che si trattava di un virus sconosciuto. Peccato però che un mese prima l’Oms l’avesse definito così. Ed allora, perché continuare a dire che eravamo prontissimi?», si chiede Bignami. «Basta con la campagna denigratoria contro un ex ministro della Repubblica italiana come Speranza», è l’affondo del Pd Andrea Orlando. «No, la verità è che il Pd e il M5s hanno cercato per tutta la seduta di far saltare i lavori con urla e interruzioni con l’unico obiettivo di fare da scudo umano a Speranza e impedirgli di rispondere nel merito. Se pensano di intimidire la presidenza e i commissari Fdi agitando lo spauracchio dei “tribunali militari” per insabbiare la verità, hanno sbagliato indirizzo», è la chiosa del deputato meloniano Francesco Filini.

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