Un clima di crescente tensione, in cui il mondo anarchico sta tornando a compattarsi come non mai. L’unione delle frange del mondo insurrezionalista con quelle dei centri sociali e del movimento No Tav stanno scatenando violenze come avvenute sabato pomeriggio ai cantieri dell’Alta velocità in Val di Susa.
E la consapevolezza del danno che hanno generato li sta rafforzando, per questo loro stessi hanno lanciato un richiamo alla compattezza nell’ultimo messaggio filtrato nei canali d’area: «In questo momento di rabbia e di incredulità, dobbiamo mantenerci saldi, con l’esempio che ci mandano le compagne prigioniere in tutto il mondo (dal Cile alla Grecia, la Palestina passando per l’Italia) che resistano fermamente nonostante la situazione più sfavorevole possibile, come il compagno Alfredo Cospito, tumulato nel 41 bis». E indicano il bersaglio: «Il nemico è sempre più spietato, sta a noi essere sempre più uniti nella diversità ma accomunati dalla gioia rabbiosa di voler veder cancellato questo mondo di sopruso e oppressione come il più infame degli incubi del genere umano».
Un richiamo alla piazza, alle armi, alla guerra sociale che vede come nemico l’ordine democratico. Quel che preoccupa maggiormente è una saldatura sempre più forte tra le frange violente dei diversi Paesi, che agiscono come un esercito con gli stessi toni e le stesse modalità. È l’internazionale della violenza in tutta la sua potenza che si mobilita per rinsaldare un legame volto ad azioni sempre più violente. L’obiettivo è quello di un coordinamento sempre più fitto che rinsaldi il fronte di un antagonismo che vada oltre i confini nazionali.
«Contre Attaque», un blog d’area francese ha celebrato l’azione in Val di Susa raccontando nei dettagli gli attacchi e gli assalti, le modalità utilizzate per sfondare i cantieri e raggiungere i carabinieri. Una celebrazione in piena regola da cui si cerca di prendere ispirazione. «Le combattive mobilitazioni a Bologna e quelle in Val di Susa di questi giorni sono la risposta migliore alla rappresaglia di Piantedosi e compagnia», scrivono dai Carc, rivendicando ideologicamente la guerriglia e suggerendo strategie di azione: «Bisogna frapporre tutti gli ostacoli burocratici del caso per rallentare l’iter repressivo. Di fronte a multe, fogli di via e altre misure simili bisogna anche fare ricorso». Il riferimento è anche agli arresti chiesti dalla Procura di Torino (con a capo la coraggiosa Lucia Musti già oggetto di minacce da parte di esponenti di Askatasuna e del fronte No Tav) nei confronti di due ventenni tedeschi con ipotesi di reato di devastazione e lesioni personali a pubblico ufficiale. Una decisione che il Gip potrebbe prendere già in giornata. Come hanno sottolineato gli esperti del settore sicurezza, in Val di Susa sabato è stato «alzato il tiro» e il rischio è che non si torni indietro ma che l’escalation continui e si faccia sempre più violenta e pericolosa. I cantieri sono stati usati come un campo d’allenamento per testare la risposta, per capire fin dove si possono spingere e quali sono i loro limiti operativi. I legami tra i «Blocchi Neri» (gli incappucciati) di tutta Europa dalla Grecia alla Germania e oltre sono conclamati da tempo e questi gruppi spingono molto sulla propaganda per fare proselitismo, come testimoniano i «book fotografici» realizzati dagli antagonisti durante gli assalti. Vere e proprie foto patinate che immortalano gli antagonisti in azione, condivise sui social con migliaia di like. Una nuova forma di reclutamento che corre nel web e che sfugge alle regole tradizionali, spingendo gli inquirenti e le forze dell’ordine a doversi interfacciare con metodi in costante evoluzione.
