Un corteo da piazza Duca d’Aosta ha «scortato» fino al Pirellone le oltre 17mila firme in favore della proposta di legge Liberi subito sul suicidio assistito, promossa dall’associazione Luca Coscioni e già approvata in Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Sardegna. Presenti Marco Cappato, Matteo Mainardi, coordinatore nazionale della campagna Liberi subito, Cristiana Zerosi del comitato promotore lombardo e Valeria Imbrogno, compagna di Dj Fabo e coordinatrice del Numero bianco, il primo servizio gratuito in Italia nato per fornire tutte le informazioni necessarie sui diritti del fine vita. Insieme a loro le «cellule Coscioni» lombarde e i consiglieri che hanno supportato la raccolta firme. Tra loro i consiglieri comunali Alessandro Giungi (Pd) e Alessandro De Chirico (Fi), i consiglieri regionali Giulio gasllera (Fi), Carmela Rozza e Paola Bocci (Pd), Patrizia Noja (Iv), Luca Paladini e Michela Palestra (Patto civico).
In Lombardia erano state già raccolte e depositate 8.181 firme a gennaio 2024. A novembre 2024 la proposta era stata bloccata in aula con l’approvazione di una questione pregiudiziale di costituzionalità, sulla base dell’idea che la materia fosse di competenza esclusiva dello Stato. La sentenza 204 del 2025 della Corte costituzionale (sull’analoga legge toscana) ha poi chiarito che le Regioni possono «legittimamente intervenire sul piano organizzativo per rendere effettivi i diritti già riconosciuti dalla Consulta». Nel 2026 l’associazione Luca Coscioni ha avviato una nuova raccolta firme per presentare una proposta di legge in Lombardia.
Proposta di legge che, sulla scorta di quelle adottate da Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Sardegna «si limita a disciplinare le modalità organizzative attraverso cui le strutture del servizio sanitario regionale provvedono alla presa in carico delle richieste, alla verifica delle condizioni previste dalla giurisprudenza e alla definizione delle modalità di attuazione della procedura» si legge nel testo. In sostanza la legge «è finalizzata a rendere più chiari e uniformi i percorsi organizzativi attraverso cui il servizio sanitario effettua le verifiche previste dalla giurisprudenza costituzionale, riducendo le incertezze procedurali e assicurando una sollecita presa in carico delle richieste, compatibile con le condizioni cliniche della persona interessata». Un «aiuto importante al Consiglio regionale della Lombardia per affrontare finalmente un tema presente nella società, ma che spaventa i partiti» la definisce Cappato. «Nel dare atto alla Giunta Fontana e all’assessore Bertolaso di essersi assunti la responsabilità di fornire risposte ai malati e indicazioni chiare alle aziende sanitarie, riteniamo fondamentale stabilire norme che non dipendano dalla apertura e sensibilità di chi attualmente governa la Lombardia, ma divengano un patrimonio stabile di regole chiare e condivise, a beneficio e garanzia sia delle persone che soffrono che dei medici operatori sanitari» la conclusione dell’Associazione Luca Coscioni.
