Il segretario di Forza Italia Antonio Tajani lancia la candidatura a sindaco di Milano del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego. Ma la Lega, che punta sull’europarlamentare Silvia Sardone, spinge sulle primarie del centrodestra invocate anche dal leader Matteo Salvini (nella foto).
In città per chiudere la tre giorni organizzata dagli azzurri, Tajani insiste su Perego: «Per questa manifestazione non abbiamo scelto Milano per caso, questa è la città che noi vogliamo governare» spiega il ministro degli Esteri, che chiama Perego sul palco definendolo già «sindaco».
La sua candidatura, continua Tajani, «incarna lo spirito di milanesità di cui ha bisogno la città, che non può essere abbandonata a se stessa». A Milano «è nata Forza Italia ed è nato Silvio Berlusconi. Qui - aggiunge - vivono i suoi eredi e li ringrazio per il contributo affettuoso e prezioso di idee e suggerimenti». Dopo le scintille con Lega, il segretario azzurro sottolinea comunque che «noi abbiamo fatto una proposta agli alleati non con aggressività. Non vogliamo dividere, vogliamo unire».
Il Carroccio, però, non si smuove dalle primarie, che Salvini vorrebbe organizzare il secondo weekend di novembre: «Lasciamo che siano i milanesi a decidere. Se non ci riescono i partiti, saranno i cittadini di tutti i quartieri, con le primarie, a fare la scelta migliore - recita una nota della Lega -. Siamo sicuri che nessuno avrà paura di confrontarsi col gradimento e i desideri dei nostri elettori». Archiviato il capitolo Milano, Tajani elenca le proposte di Forza Italia per la manovra, con priorità a giovani e anziani. E si rivolge alla sinistra evidenziando che «non siamo disposti a inciuci o ad accordi sottobanco e non siamo disposti al pareggio, perché noi le elezioni le vogliamo vincere». Il vicepremier rimanda indietro anche l’appello di Matteo Renzi ai moderati azzurri: «Nessun voto di Forza Italia andrà a pseudo riformisti della sinistra». Anzi, «ci prenderemo noi i voti dei riformisti di sinistra che credevano che il Pd fosse un partito laburista e lo hanno visto diventare un partito di estrema sinistra».
Durante la kermesse azzurra a Milano non sono mancati gli stimoli verso Tajani per rilanciare il partito, ma il vicepremier spegne le polemiche interne. «Il mio compito è quello di garantire una linea politica. Se poi qualcuno non si riconosce ci sono i congressi, ma la linea politica di Forza Italia non cambia» argomenta Tajani, che invita ad evitare personalismi che «sono sbagliati. Siamo tutti militanti, togliamoci i gradi dalle spalline». «La poltrona non può essere un obiettivo. Un po’ tocca a me, un po’ tocca a te» ma «bisogna poi conquistarsele queste cose con la democrazia interna e al momento opportuno» prosegue Tajani rivendicando i risultati con la sua guida: «Siamo un partito vivo e non c’è stata elezione che abbiamo fatto dove non siamo cresciuti, anche nella rossa Toscana». Insomma, «io sono sempre pronto a confrontarmi e tutti sono indispensabili - conclude - ma non facciamoci danni da soli. L’autolesionismo è il più grave errore che possa esserci».
