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“Toglie di mezzo la magistratura…”. La grillina Bevilacqua e il video per attaccare Nordio

In un nuovo video che circola sui social, condiviso dalla pentastellata, il ministro della Giustizia finisce nel mirino con il suo capo di gabinetto a poche ore dal voto

“Toglie di mezzo la magistratura…”. La grillina Bevilacqua e il video per attaccare Nordio
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Nonostante manchino pochi giorni al referendum, la campagna non accenna ad abbassare i toni. Saranno ore concitate quelle che separano gli italiani dal voto, soprattutto per i colpi di coda finali di una campagna che non ha risparmiato scorrettezze. Quello che forse è l’ultimo atto sta girando sui social, condiviso anche dalla senatrice del M5S Dolores Bevilacqua, in queste ore e prende di mira il ministro Carlo Nordio con un video che scimmiotta la celebre pubblicità del detergente Mastro Lindo. Nelle immagini si vede una donna che si lamenta del fatto che “i colletti bianchi si macchiano sempre di guai giudiziari”. A quel punto la rassicura una voce fuori campo: “Niente paura, ora c’è Mastro Nordio”. E ancora: “Con additivo Bartolozzi, Mastro Nordio toglie di mezzo la magistratura, anche quella più ostinata. Dì di sì a Mastro Nordio e i colletti bianchi tornano puliti, anzi, impuniti”. La senatrice scrive, in aggiunta: “La separazione delle carriere spiegata facile facile”. E ha aggiunto l’hashtag “vota No al Salvacasta”.

Non è altro che l’ennesimo spot per il “no” al referendum, che prende di mira il ministro della Giustizia e il suo capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi. Il tentativo di trasformare una riforma di sistema in una macchietta da carosello televisivo è la spia di un nervosismo che, a pochi giorni dal voto, ha ormai rotto gli argini della continenza verbale. La scelta di declinare l'azione del ministero della Giustizia secondo i canoni di un vecchio spot pubblicitario non è solo un’operazione di discutibile gusto estetico, ma rivela una preoccupante rinuncia al confronto di merito. Liquidare l'operato del ministro della Giustizia e del suo capo di gabinetto come un mero esercizio di “pulizia” per i colletti bianchi è una semplificazione che non rende onore a chi, in queste settimane, ha cercato di spiegare agli italiani la portata di quesiti referendari nati per riequilibrare i pesi dello Stato.

Dietro la supposta ironia sulla “rimozione della magistratura ostinata” si cela il solito riflesso condizionato di chi percepisce ogni tentativo di riforma come un attentato all'ordine costituito, preferendo la via della delegittimazione personale a quella dell'analisi tecnica. Presentare la ricerca di un processo giusto e di una separazione delle carriere come una strategia per l'impunità è una narrazione logora, che però trova ancora sponda in quella parte di elettorato che preferisce opporsi ideologicamente alle proposte. È il segno di una campagna per il “no” che, invece di difendere l'attuale assetto con tesi robuste, sceglie la strada della caciara.

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