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Un milione di danni in un solo giorno. Il conto “monstre” pagato dall’Italia

Oltre alle devastazioni di sabato le spese già sostenute. Dal 2015, 230 milioni per proteggere i cantieri dagli assalti

Un frame tratto da un video che mostra i danni in seguito all'assalto del 25 luglio 2026 al cantiere della Torino-Lione a Chiomonte in Valle di Susa, da parte degli attivisti No Tav, 26 luglio 2026. ANSA

In una manciata di ore hanno fatto danni per circa un milione di euro. Una vera e propria devastazione. Un’azione di guerra in piena regola. Stiamo parlando solo dei costi materiali, cioè dei meno dolorosi. Poi ci sono quei più di cento agenti feriti. E c’è da mettere in conto anche la fortuna che ha permesso che l’esplosione di due bombole di acetilene sia avvenuta mentre nessuno era nei paraggi.

Sennò poteva anche essere una strage.

L’assalto del «blocco nero», come vengono chiamati ora i criminali organizzati da vari gruppi no-tav, è stato di una potenza impressionante, ed è stato possibile solo grazie a una organizzazione miniuziosa, molto precisa, studiata da tempo, che aveva due scopi: portare al massimo i danni materiali e umani e rendere difficile l’identificazione dei responsabili. Quindi tute nere, cappucci, nomi in codice. L’assalto è stato improvviso. Nessuno si aspettava una azione così ampia, condotta da alcune centinaia di criminali. Il primo problema che la polizia si è trovata ad affrontare, e che ha risolto con grande professionalità - ma anche affrontando grandi rischi e pagando con diversi feriti - è stato portare in salvo una decina di operai che al momento dell’assalto stavano lavorando del cantiere di Chiomonte. Gli assalitori sono arrivati all’improvviso, armati di pietre, di bottiglie molotov e di bombe incendiarie. Hanno distrutto gli uffici del cantiere con tutte le dotazioni. Hanno distrutto i container usati come magazzino, poi sono passati a devastare le officine con attrezzature di grandi dimensioni, poi l’impianto video di sorveglianza, infine le auto, i pick-up, il centro visitatori. Una azione studiata e amplissima. Da una prima ricognizione sembra che il danno è stato calcolato in un milione di euro circa. Ma bisogna ancora contare le spese per la rimozione dei detriti e per il ripristino degli spazi di lavoro. Un milione di euro è una cifra enorme. Tenete conto che negli ultimi tre anni i danni per gli assalti dei no-tav, in tutto, sono stati calcolati in un milione e mezzo. L’altro giorno in poche ore sono quasi raddoppiati. È una cifra che dà bene il senso del salto di qualità. Ormai quella che dovrebbe essere una normale impresa ingegneristica si è trasformata in una vera e propria guerra. Lo Stato non deve semplicemente seguire il progetto per realizzare una imponente galleria che unirà l’Italia alla Francia, e agli altri paesi dell’Europa settentrionale, ma deve organizzarsi militarmente per affrontare gli assalti terroristici di un nemico che fa della guerriglia la sua ragione di vita. Le spese maggiori che l’Italia sta affrontando sono quelle che servono per sostenere un dispositivo di sicurezza che, oltretutto, ormai non basta più e andrà rafforzato. È un dispositivo che impegna un grande numero di uomini e di donne delle forze dell’ordine. E per finanziare questo dispositivo sono stati già stanziati dal 2015, 230 milioni di euro. Questi denari non servono a pagare i militari, i quali sono pagati dai rispettivi corpi di appartenenza, ma semplicemente per le strutture fisse, strategiche, che comprendono recinzioni, telecamere, sistemi di allarme, strutture di contenimento. È inutile evitare paragoni con il passato: oggi in Val di Susa è aperto uno scontro in piena regola tra lo Stato e bande terroristiche, che dispongono di grandi mezzi e probabilmente di forti protezioni. O comunque di silenziose complicità.

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