Oggi Silvio Berlusconi compie 90 anni. Il Presidente ci manca moltissimo, prima di tutto per la sua umanità profonda, per la sua capacità di ascoltare e comprendere, per le sue intuizioni straordinarie. Non è davvero il caso di parlare di lui al passato. Berlusconi è stato un protagonista della Storia del nostro paese: della storia politica, culturale, imprenditoriale, sportiva. E lo è ancora. Se oggi in Italia esiste un centro-destra di governo lo si deve alla sua capacità di costruirlo e tenerlo insieme. Se il sistema politico italiano si basa su un bipolarismo che consente l’alternanza di governo, dopo mezzo secolo di immobilismo, è merito suo.
Fu profondamente europeo e al tempo stesso orgogliosamente italiano. Colse in anticipo il fatto che l’Europa non è soltanto un modello a cui guardare, ma anche l’unica possibilità per l’Italia di svolgere un ruolo significativo nello scenario mondiale sempre più complesso. Volle rendere l’Italia più europea e insieme fare dell’Europa quella patria comune capace di svolgere un ruolo attivo nel mondo, a difesa dei nostri valori e interessi. Per lui l’Europa non era solo quella dei trattati, dei quali ben conosceva l’importanza, ma il sistema politico-culturale basato sulle grandi tradizioni greco-romana e giudaico-cristiana, la patria delle grandi culture politiche liberali e riformiste e della dottrina sociale della Chiesa. L’Europa dello stato di diritto, della democrazia liberale, delle società aperte. L’Europa della libertà e della solidarietà. Il nucleo ideale dell’Occidente.
Era un europeista appassionato, ma non un illuso. Conosceva bene i limiti e i difetti della costruzione europea. Non amava l’Europa iper-regolatrice, centralista, burocratica, quella dei «lacci e lacciuoli» che frena lo sviluppo invece di favorirlo. Non amava l’Europa paralizzata da regole obsolete, incapace di fare quello che lui considerava indispensabile e urgente: una politica estera comune sostenuta da un esercito comune.
Berlusconi guardava all’Europa con l’approccio dell’innovatore. Se ne occupò fino alla fine. Nel suo ultimo video messaggio, inviato a una convention di Forza Italia dalla sua camera di ospedale al San Raffaele, pur sofferente, spese parole molto forti sull’Europa, sulla politica estera e di difesa europea, e sulla necessaria riforma della governance di Bruxelles. Chiese ancora l’elezione diretta del presidente della Commissione da parte dei cittadini europei, l’attribuzione al presidente della Commissione anche del ruolo di presidente del Consiglio Europeo, e poteri legislativi reali per l’Europarlamento. Chiese l’abolizione del principio di unanimità. L’Europa alla quale pensava si fondava su uno stretto rapporto con gli Stati Uniti d’America, era tutt’uno con l’idea stessa di Occidente: il luogo della libertà, dei diritti, dell’economia di mercato, della solidarietà sociale.
Era un vero uomo di pace. Intervenne su Putin per fermare l’aggressione alla Georgia. Fece un coraggioso tentativo in extremis, insieme a Tony Blair, di convincere Bush a evitare la guerra con l’Iraq. Negli ultimi anni della sua vita, di fronte al riesplodere di conflitti drammatici anche ai confini dell’Europa, provava un vero tormento: si domandava sempre più spesso, e con crescente angoscia, come l’umanità potesse usare tante risorse, tanta tecnologia per distruggere e non per costruire, per la morte e non per la vita. A lui, che aveva passato la vita a costruire, tutto questo suscitava quasi un dolore fisico.
Naturalmente il suo impegno europeo si svolse nel PPE, la famiglia politica nella quale si identificava. Ebbi la fortuna di aiutarlo in questo processo. Per me, che come lui ho sempre creduto nell’Europa, è stato il più grande onore, come lo è oggi rappresentare, grazie a lui, l’Italia come vicepremier e ministro degli Esteri. Anche per questo, caro Presidente, fino all’ultimo giorno della mia vita farò tutto quello che posso, come ogni altro membro della famiglia di Forza Italia, perché lei possa continuare a essere orgoglioso di noi e perché il suo grande sogno per l’Europa e per l’Italia divenga progressivamente realtà. Buon compleanno, Presidente.
