Prima le storie, per comprendere meglio la rabbia delle famiglie nei confronti del Comune. C’è quella di Augusto, socio della Cooperativa Lambrate che aveva investito nel progetto di via Treves nel 2022 contando di traslocare nella casa nuova a settembre 2025, tre anni dopo, in coincidenza con il contratto di affitto scaduto. E invece le cose sono andate in maniera diversa, «quando ho capito che il cantiere per allora non sarebbe neanche partito sono stato costretto ad acquistare in tutta fretta un altro alloggio sul mercato» e con i prezzi schizzati, il ritardo non l’ha costretto soltanto a cambiare decisamente programmi di vita ma gli «ha prodotto un danno economico importante e credo che di questo qualcuno debba essere responsabile». Roberto, 57 anni. Per Roberto, 57 anni, ha prenotato addirittura sei anni fa due bilocali nel progetto di via Taggia, per i figli oggi di 18 e 20 anni, «quando ho scelto la cooperativa pensavo di garantire ai ragazzi una casa e la possibilità di iniziare la loro vita in autonomia - racconta -, ma è tutto ancora fermo». E trova incomprensibile che il Comune fermi «proprio gli alloggi delle coop che non nascono per speculare ma per dare una risposta accessibile alle famiglie». Ha investito nello stesso progetto P.P., 65 anni lei e 67 il marito, pensionati dal 2023, «famiglie sospese e piene di incognite, anche con le paure legate all’età che avanza. Immaginavamo tre anni di lavori e alla fine se va bene saranno dieci anni per entrare nella casa nuova». Chiedono alla giunta Sala di «darsi una mossa». Una protesta collettiva è andata in scena ieri presso la sede Cisl di via Valassina, un’assemblea straordinaria promossa dal Consorzio Cooperative Lavoratori e Lum, in collaborazione con Cisl e Acli Milano, per denunciare il blocco di cinque cantieri edilizi bloccati per un totale di 440 alloggi ad affitto calmierato. E a prescindere dalle inchieste, si tratta di progetti che non mostrano profili analoghi a quelli finiti sotto la lente dei pm, anzi sono stati anche rivisti e limati negli anni per evitare qualsiasi obiezione. Eppure rimangono congelati nei cassetti mentre il sindaco Beppe Sala e gli assessori - ieri era presente la vicesindaco Anna Scavuzzo - ammettono l’emergenza casa e progettano fantasmagorici piani straordinari che vedranno la luce (se va bene) tra qualche anno. Le coop hanno 5 progetti fermi anche da tre anni, da via Taggia a Lambrate, «con mesi in attesa senza una tempistica certa» e «centinaia di famiglie sospese». Parte la mobilitazione pubblica. L’hashtag è #LaCasaNonPuòAspettare e sono pronti a scendere in piazza (forse davanti a Palazzo Marino) nelle prossime settimane con altri settori e comitati coinvolti. Chiedono lo sblocco dei titoli edilizi, un’accelerata alla Commissione Paesaggio. Dei 440 alloggi, 65 sono destinati all’affitto calmierato - con canoni di 100-110 euro al mq, quindi circa 500/600 euro per un bilocale nuovo) e 114 all’edilizia convenzionata (da 2.750 al mq) fino ai 3.900 al mq per quelli in edilizia libera. Anche quattro mesi fa Scavuzzo partecipò all’assemblea della Ccl ma «da allora la situazione non si è sbloccata», quello di ieri è stato un ultimo momento di confronto prima della mobilitazione pubblica. «A giugno avevamo chiesto chiarezza e tempi certi, abbiamo visto passi avanti ma non ancora i risultati attesi - afferma Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio -. Continuiamo a dialogare ma non possiamo più limitarci ad aspettare. Per questo abbiamo deciso di avviare una civile mobilitazione. Vogliamo che diventi questione di tutta la città». Scavuzzo replica: «Il lavoro che stiamo facendo per recuperare il tempo perduto è costante. Tutti i progetti arriveranno a ottenere i titoli edilizi, l’impegno è massimo e non faremo passi indietro. I problemi non sono pochi, la mancanza di un numero adeguato di dipendenti è stata affrontata con l’assunzione di oltre 15 nuovi funzionari e 2 dirigenti, ancora insufficienti a compensare quanti hanno deciso di cambiare settore e lasciare l’urbanistica negli scorsi anni. Il piano di digitalizzazione è avviato e rinnovo l’impegno a proseguire nel riordino delle procedure e nella definizione di tempi e ritmi nel lavoro con gli operatori».
