Francesca Albanese è nuovamente nella lista delle persone sanzionate dall’autorità Usa. Non un ripensamento ma un ribadire, da parte dell’amministrazione Trump, che negli Stati Uniti la relatrice speciale dell’Onu per la Palestina è considerata una persona da controllare. In conseguenza delle sanzioni, Albanese non può entrare nel territorio statunitense e non ha accesso nemmeno ai suoi conti bancari, quindi non ha facoltà di utilizzare le proprie carte di credito, potendosi affidare solamente ai contanti.
Qualche mese fa, la famiglia della relatrice ha presentato una causa contro l’amministrazione Usa, sfruttando la cittadinanza americana di uno dei loro figli, benché ancora minorenne. A prendere in carico la causa è stato il giudice federale Richard Leon che, a distanza di alcuni mesi dall’istanza, 10 giorni fa ha dato ragione alla famiglia di Albanese, disponendo la sospensione delle sanzioni perché "proteggere la libertà di parola è 'sempre' nell'interesse pubblico". Il Dipartimento del Tesoro Usa, competente nel merito, ha recepito la decisione del giudice e rimosso Albanese dalle sue liste circa 7 giorni fa ma nelle scorse ore l’ha nuovamente inserita. Va sottolineato che la disposizione del giudice non era definitiva per l’amministrazione Usa, che immediatamente dopo la pubblicazione della sentenza aveva ribadito che si sarebbe trattato di una sospensione temporanea delle sanzioni.
E, infatti, ora Albanese è nuovamente nella lista nera del Dipartimento del Tesoro Usa anche se per il momento non sono state rese note, se ci sono, nuove motivazioni. Dal 7 ottobre 2023 la posizione di Albanese è salita alla ribalta delle cronache, in quanto la relatrice dell’Onu ha immediatamente fatto una sorta di “scelta di campo” nel momento in cui Israele ha risposto al pogrom di Hamas. Nei mesi successivi ha accusato lo Stato Ebraico di genocidio e continua a farlo in conferenze e incontri in giro per il mondo, portandosi dietro un seguito di persone importante, che la considerano il megafono delle istante della Palestina.
Nel momento in cui Albanese è stata inserita per la prima volta nella lista nera, Marco Rubio ha giustificato la decisione degli Stati Uniti spiegando che la relatrice ha “diffuso un antisemitismo sfacciato, espresso sostegno al terrorismo e aperto disprezzo per gli Stati Uniti, Israele e l'Occidente”. Quello tra Usa e Albanese sembra un braccio di ferro che non è destinato a risolversi facilmente: non è chiaro se la famiglia possa avanzare una nuova causa contro la decisione del Tesoro.