Colpo di scena al Bistrot Cefalù di Lavitola: Natalia Potenza si prende tutto e cambia la compagine societaria. Entrano la sorella Andrea Potenza e il consigliere Carmine Palestini. Una mossa a sorpresa che taglia fuori completamente dalla gestione del Bistrot Valter Lavitola. Le donne rischiano di far saltare il tappo nell’affaire Ranucci-Lavitola. Gelosie, vendette e segreti: due donne due, Natalia e Laura, diventano le protagoniste del giallo. Natalia, la compagna (ormai ex) di Valter Lavitola, mandante reo confesso dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, ha depositato tramite il legale (Giuseppe Cavallaro) una richiesta di audizione alla Procura. Vuole vuotare il sacco, raccontare i segreti dell’ex compagno, gli affari in Africa e il legame con Mr Report. L’altra donna, Laura Cianfoni, stretta collaboratrice di Ranucci, dalle pagine del Corriere della Sera, attacca: «Sono stanca del gossip, mi sento infangata. Non esistono chat segrete. Ci sono solo due messaggi spediti a Natalia».
Facciamo un passo indietro. Tre giorni fa il Giornale in esclusiva ha pubblicato lo scambio di chat tra Natalia Potenza e Laura Cianfoni la notte del 4 luglio, giorno della perquisizione a casa Lavitola. La stessa notte in cui Ranucci avrebbe espresso al faccendiere la propria incredulità circa la tesi espressa dagli inquirenti. È la stessa notte in cui il conduttore proverà a fornire un alibi all’amico, mostrando una complicità che prima di quel momento non era mai emersa. È uno scambio, quello tra le due donne, importante dal punto di vista investigativo: la più stretta collaboratrice della vittima spedisce via whatsapp le carte sull’ordinanza dei 4 bombaroli alla compagna del presunto mandante della bomba. Qualcosa non torna. Ranucci smentisce: «Cazzate». Ma il Giornale lo sbugiarda, rivelando nuove chat tra Natalia e Laura. È la collaboratrice di Ranucci a chiedere alla compagna di Lavitola dell’avvocato, esprimergli vicinanza. Certamente sono chat che almeno pongono delle domande. Ora però quelle chat diventano materiale per gli inquirenti che stanno chiudendo il puzzle sull’attentato. E attendono il giorno dell’interrogatorio per chiedere a Ranucci delucidazioni anche su questi messaggi.
Mr Report è in difficoltà e prova ad andare al contrattacco con il solito copione: «Provo una gran pena a vedere grandi e nobili giornali farsi dettare l’agenda, per altro piena di falsità, dai giornali di Angelucci, con società in Lussemburgo, parlamentare assenteista di governo, che ha l’astuzia di non usare telefoni e quindi a differenza degli altri non può essere intercettato. Colleghi, anche della Rai, che stanno partecipando a una barbarie come ha detto persino il ministro Crosetto. La più grande campagna di fango della storia finalizzata a rimuoverli da Report, colpire me, la mia famiglia e le persone a me vicine. Persone che da mesi, dopo la bomba hanno vissuto nel terrore, e ora nel dolore per il degrado di una stampa prona al metodo “Boffo”, che con oltre 3 mila articoli, centinaia di ore di trasmissioni a reti unificate e decine di migliaia di video e post sulle piattaforme scrive falsità, senza fare un minimo di verifica. Io sono abituato a lottare e resistere, ma appare chiaro che questo metodo infame e mostruoso si placherà solo quando, tra coloro che mi sono vicini, in preda all’angoscia o alla depressione, qualcuno si lascerà andare».
