L’agguerrita racchetta silenziosa di Barbara

L’agguerrita racchetta silenziosa di Barbara

È una ragazza «d'oro» Barbara Oddone. Dall'aspetto gentile ed elegante, su un campo da tennis si trasforma però in una formidabile macchina da guerra. E per lei parlano le quindici medaglie d'oro, vinte sui campi da tennis di tutto il mondo. Una grinta formidabile, quella della tennista genovese, campionessa assoluta a livello internazionale da oramai vent'anni, portabandiera azzurra ai Mondiali per non udenti. Perché Barbara, è sorda. Un handicap che non le ha impedito di uscire dall'isolamento e dall'emarginazione. Tutt'altro. Perché nei Giochi Olimpici Silenziosi (Deaflympics), ha consolidato il suo primato, trasformandola in una professionista esemplare, vincendo tutte le sue battaglie, «armata» soltanto della sua racchetta. Legata alla Federazione Sport Sordi Italia (Fiss) ha partecipato a sei Olimpiadi «silenziose» collezionando quindici ori, due argenti e un bronzo nel singolare femminile, nel doppio femminile e nel doppio misto. «Ho iniziato a dieci anni - spiega la campionessa - a diciotto ero già sul podio. Mi hanno scoperta a una competizione a Merano. Lì qualcuno mi spiegò, vedendo che portavo l'apparecchio, che esistevano delle competizioni per sordi. Poco dopo mi chiamò la Federazione Coni, e tempo un mese, sono partita per le olimpiadi in Nuova Zelanda, vincendo i miei primi tre ori. Era il 1989. Non mi sono più fermata». Nel suo curriculum vitae ci sono infatti le vittorie dei Giochi Olimpici Silenziosi di Copenaghen (tre ori); di Sofia (due ori e un argento nel doppio femminile); di Roma (tre ori); in Australia (tre ori) e a Taipei dove conquista un oro, un argento nel doppio misto e un bronzo nel doppio femminile. È stata anche professionista, raggiungendo il numero 350 del ranking. In un torneo under 18 si è presa lo sfizio di battere Mary Jo Fernandez.
E anche adesso, che di anni, ne ha qualcuno in più, (è nata a Genova nel 1970), non intende smettere: l'obiettivo è infatti quello di partecipare alle prossime olimpiadi. Nel frattempo si allena nel campo da tennis di via Gobetti in Albaro, dove dirige il circolo «Tatoon Baby del Tennis», la scuola di agonismo che prepara ragazzi dai cinque ai quindici anni. In campo dalla mattina alla sera, allena sessantacinque ragazzi, e segue oltre centocinquanta adulti iscritti all'Associazione Dilettantistica di via Gobetti, affiliata alla Federazione Italiana Tennis e al Coni. Un risultato sorprendente per Barbara, che a sei anni scopre la sua sordità, probabilmente dovuta a una bronchite mal curata. Ma che non si arrende, conquistando e consolidando il suo primato tra migliaia di atleti sordi. «Oggi grazie a un apparecchio sofisticato riesco a sentire un pochino di musica - aggiunge Barbara - come quella del Club House del circolo. Ho cercato e voluto una vita normale, fatta di scuole regolari, di viaggi, che mi hanno permesso di raggiungere tantissimi obiettivi».
Ma la sua battaglia non è ancora finita. Perché la campionessa genovese, da molti definita Lady Sirenetta, per il suo aspetto fisico, lotta da anni per abbattere un altro grosso tabù: ottenere il riconoscimento economico, come tutti gli altri atleti olimpionici. «Dallo scorso anno la Fiss è entrata di diritto nella Federazione Paralimpica, quindi il Cip, il Comitato Italiano Paralimpico ha riconosciuto i premi trasformandoli in denaro. Questo significa che per ogni medaglia vinta, anche noi sordi abbiamo la possibilità di ricevere un indennizzo economico, che però, è di gran lunga inferiore ad altri campioni con diverse disabilità, o ad atleti olimpionici». La richiesta arriva nel momento in cui, il presidente della Regione Claudio Burlando e l'assessore allo Sport Gabriele Cascino hanno annunciato che alla Liguria sono stati assegnati i «Global Games 2011», l'evento mondiale più importante dello sport paralimpico per atleti con disabilità intellettivo-relazionale (secondi solo alle Paralimpiadi), che si terranno a Loano dal 25 settembre al 4 ottobre del 2011. «È importante richiamare l'attenzione sull'argomento - continua Barbara -. Perché essere premiata, così come tutti i sordi, allo stesso modo degli altri atleti, significa non essere più discriminati. Ne ho parlato anche con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quando ci ha ricevuto al Quirinale, ma ancora tutto tace. Vincere questa battaglia, significherebbe conquistare l'oro più grande. Perché la fatica è davvero uguale per tutti. E così dovrebbero essere i riconoscimenti e i premi. Ho sposato la causa da diversi anni, non ho avuto ancora grandi risposte, ma non importa, continuerò a lottare come ho sempre fatto».

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