L’INTERVISTA GIORGIO GALLI

Giorgio Galli è lo storico che spiegherà il significato delle 700 pagine di verbali hitleriani inediti in Italia, il 20 settembre a Pordenone. Studioso di rapporti tra politica e inconscio di massa (ha scritto un famoso saggio su Hitler e il nazismo magico), Galli si concentra su alcune riunioni chiave del quartier generale del Führer, tra la primavera e l’estate del ’43, la stagione del tramonto fascista (i resoconti stenografici sono quelli riportati in questa pagina). «Mi ha colpito in particolare la riunione del 20 maggio ’43. Si vede benissimo che Hitler aveva informazioni precise sulla situazione italiana e sul fatto che il fascismo fosse al declino. Ma non si attendeva una caduta così rapida».
Una volta appreso della caduta di Mussolini, si dice addirittura pronto a «occupare subito Roma e scardinare immediatamente tutto il governo».
«Sì, questo è un passaggio molto interessante. Il 25 luglio Hitler è molto sorpreso, anche se prevedeva il crollo di Mussolini. Avrebbe invaso l’Italia, ma non aveva abbastanza truppe per farlo. Aveva appena incontrato Mussolini a Feltre ma non pensava che la fine fosse così rapida. Quindi fu un’illusione della corona e del governo Badoglio quella di tentare di ingannare i tedeschi col famoso e disastroso proclama “la guerra continua”».
I tedeschi avevano capito il bluff.
«I 45 giorni di Badoglio servirono solo a dare a Hitler il tempo per organizzarsi e avere in Italia forze sufficienti per reagire all’armistizio italiano, occupare mezza Italia e distruggere ogni potenzialità combattiva dell’esercito italiano».
In queste pagine Hitler commenta spesso l’influenza nefasta della Casa Reale sull’alleato.
«Già prima della guerra, nel ’38, in un suo viaggio a Roma Hitler rimase molto impressionato dalla differenza tra l’apparente dinamismo del fascismo e il senso di decrepitezza della corte reale. Questo c’è anche nei diari di Goebbels. È un aspetto che aveva colpito i tedeschi».
Hitler parla anche di «vigliaccheria» italiana.
«Questa è un’idea che si accentuò via via. Il capo del nazismo sapeva che lo Stato maggiore italiano era fedele al Re e non a Mussolini. Anche la guerra italiana era la conferma di questo giudizio. Fino ad arrivare a quel documento del maggio 1943».
Un altro nemico, per l’Hitler di questi verbali, è il Vaticano.
«In una riunione parla di “gentaglia” e dice di voler entrare subito in Vaticano, ma sapeva di non poterlo fare. Anzi decise che doveva tenere buoni rapporti con il Vaticano, tanto che ci mandò un ambasciatore. E infatti il Vaticano fu utile poi quando molti nazisti si rifugiarono lì e ci fu la famosa operazione Odessa».
Cosa aggiungono questi inediti per lo storico?
«Sono molto utili per ricostruire la scansione temporale del rapporto tra Hitler e Mussolini e perché spiegano bene quale idea avesse la Germania dell’Italia. Hitler aveva sempre pensato che per l’espansione ad Est fossero indispensabili Italia e Inghilterra. Ma mentre sapeva che l’Inghilterra era un impero importante, non aveva affatto la stessa idea dell’Italia, anche se stimava molto Mussolini».

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