«Ma l’Italia dirà no con un referendum»

«Quelle patate non entreranno mai e poi mai nel nostro Paese, almeno fino a quando io sarò ministro. Sono pronto a tutto pur di difendere gli interessi e la salute degli italiani». Luca Zaia, ministro delle Politiche agricole, grida allo scandalo. L’apertura della Ue alla coltivazione di prodotti geneticamente modificati non l’ha mandata giù e annuncia battaglia su tutti i fronti.
Ministro Zaia, la Ue ha detto sì agli Ogm. E l’Italia che farà?
«Ci opporremo con ogni mezzo contro questa decisione. Siamo scesi in battaglia e siamo pronti a tutto».
Perché è così categorico?
«Quello che è successo a Bruxelles è un fatto grave e inaccettabile. Sono molto indignato e preoccupato. È stata violata la sovranità nazionale. L’Europa non può surrogare la sovranità degli Stati che è sacrosanta».
In cosa consiste questa violazione?
«La Ue, con un decreto, pretende che l’Italia faccia sperimentazioni e introduca modalità di coltura che non piacciono all’80% degli italiani. Insomma non può imporre agli stati membri la piantumazione di cibi transgenici e quindi di semi transgenici».
Ma esiste la clausola di salvaguardia che può impedire la coltivazione degli Ogm nei paesi della Ue contrari.
«Naturalmente noi la utilizzeremo in pieno, però se non bastasse questa barriera, arriverò a sottoporre questa scelta sugli Ogm a referendum, nazionale e internazionale. Così ci conteremo».
Lei dà per scontato che gli Ogm facciano male.
«Io mi attengo a quanto dicono gli esperti. La comunità scientifica è letteralmente spaccata in due e il 50 per cento degli scienziati dicono che sono dannosi. E, ovviamente, noi ci atteniamo alle regole di maggior prudenza per tutelare la salute degli italiani».
Però il professor Umberto Veronesi è favorevole agli Ogm.
«Se lo dice lui, se ne assuma la responsabilità, con tutto il rispetto che si deve al professor Veronesi».
L’ok della Ue è arrivata dopo 12 anni di tira e molla. Come si spiega questa concessione?
«Bisogna chiederlo alle multinazionali il motivo per cui gli Ogm entrano in Europa».
È un motivo di natura economico?
«Sono assolutamente convinto di sì. Ci sono interessi enormi dietro questa scelta».
Però il via libera l’ha dato la Ue.
«Ed è un’Europa che non ci piace perché è quella delle burocrazie che si stanno facendo largo in aree che appartengono esclusivamente alla sovranità nazionale».
Ma l’Italia è l’unico paese contrario agli Ogm?
«Con noi si è schierata la Francia. E se queste due nazioni dicono non agli Ogm, non se ne fa niente».
La Germania però aveva tentato di aprire un varco.
«Sì, ma è stata costretta a ritirare la sperimentazione dopo le feroci critiche della comunità scientifica».
E chi sono i sostenitori più accaniti degli Ogm?
«Tutti i paesi del Nord Europa che non possiedono una tradizione agricola nazionale. Tifano per gli Ogm che significa la standardizzazione dei modi di coltivare e la morte dei sapori».
Che tipo di ricadute ci saranno sulla nostra agricoltura?
«La potrebbero danneggiare gravemente, perché quella italiana è un’agricoltura identitaria. Inoltre abbiamo patate importanti anche dop. E purtroppo, dopo le patate, potrebbero arrivare altri prodotti. E non dobbiamo permetterlo».
Cosa ne pensano gli agricoltori?
«C’è una compattezza assoluta sul fronte del no. Le nostre coltivazioni sono fatte su appezzamenti di terreno non più grandi di sei ettari e mezzo. Per gli Ogm invece servono grandi spazi, come quelli americani. Ecco perché, da parte nostra, non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall’alto, comprometta la nostra agricoltura».

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