L’italiano più grande di sempre? La Pausini

Da mercoledì una nuova trasmissione Rai: i telespettatori devono scegliere il personaggio più importante della nostra storia Dalla lista dei 50 nomi esclusi giganti dell’arte, della politica, della letteratura. Su Internet s’inizia a votare, e la cantante batte tutti

L’italiano più grande di sempre? La Pausini

Roma - Schermo, schermo delle mie brame, chi è il più importante del reame? A rispondere ci prova Rai2 che da mercoledì prossimo 20 gennaio, manda in onda in prima serata Il più grande (degli italiani), trasmissione ballandiana condotta da Francesco Facchinetti in cui i telespettatori verranno invitati a esprimere la propria preferenza per il migliore degli italiani nei secoli dei secoli.

Niente di originale, per carità: è un format Bbc già apparso ormai in decine di paesi, ma singolare è la lista dei 50 candidati al trono creata a quanto pare - secondo quanto comunicato da mamma Rai - dall’Eurisko. Perché accanto agli scontati Leonardo, Galilei, Verdi, Padre Pio, Giotto e via dicendo, nel novero del gotha tricolore appaiono anche Mina, Mike Bongiorno, Fiorello, Lucio Battisti, Roberto Benigni e Laura Pausini (per dirne solo alcuni), che in realtà non è che abbiano lasciato questa gigantesca impronta nella storia patria.

La loro inclusione tra l’altro determina la fuoriuscita di nominativi che forse, qualche motivo in più per prender parte alla tenzone, ce l’avevano. Sono fuori dai 50 «eletti» tanto Camillo Benso conte di Cavour che Vittorio Emanuele II; non c’è Lorenzo il Magnifico, mancano pure Tasso, Giolitti, Raffaello, Machiavelli, gli Agnelli (Gianni se non il nonno fondatore di casa Fiat), Enrico Mattei e il premio Nobel Giulio Natta, inventore della plastica. Per non parlare di Benedetto Croce, Vivaldi, Meucci, o di Giulio Cesare e Ottaviano (nati a Roma...) o anche di Federico II che era sì Hohenstaufen, ma nato in Italia da madre italiana, regnante in Sicilia e stupor mundi.
È una lista balzana quella messa in campo, visto che ci si sfiderà a colpi di preferenze espresse per televoto fino a determinare la classifica finale: chi prevarrà ad esempio nella partita a due che dovesse vedere protagonisti la Loren e san Francesco d’Assisi? E chi tra Battisti (Lucio, non Cesare) e Caravaggio avrà la meglio? Domande mica del tutto oziose visto che nella classifica del sito internet già aperta alle masse, per ora prevale la Pausini (23,48%), poi è un testa a testa fra Leonardo da Vinci, Anna Magnani e Falcone&Borsellino che oscillano per ora fra il 7 e il 9%. Senza un solo voto, almeno fin qui, oltre che a Guglielmo Marconi, anche a Giacomo Leopardi e Francesco Petrarca. Ma è da sballo che Mina dall’alto del suo 6% domini Galilei, Dante e Pirandello. E che siano ben classificati Troisi e Fiorello, rispetto a Totò ma anche a Pertini e Moro (soli tra i politici degli ultimi tempi, preferiti a De Gasperi e Gramsci, del tutto ignorati) o anche rispetto a Cristoforo Colombo e Michelangelo.

Tra i grandi bocciati dall’Eurisko, e dunque fuori dalla lista, c’è anche Benito Mussolini. Si è preferito farne a meno forse per evitare l’esplodere di polemiche (vedi il box qui a lato sui sondaggi e le dittature). Ma è un fatto che nel luglio 2007 il Corriere della Sera pubblicò una ricerca Assirm - un migliaio gli interpellati - secondo la quale, dopo Garibaldi (46%), gli italiani vedevano il dittatore fascista al secondo posto (15,5%) nella scala dei più importanti connazionali di sempre, con Silvio Berlusconi al 10° posto. E che anche Storiainrete, mensile cartaceo e web, proprio di questi tempi ha chiesto ai suoi lettori di compilare la classifica dei «Superitaliani», in testa alla quale - a circa 8000 voti espressi - si trova Leonardo (27%), seguito da Galilei e Mussolini (17% entrambi) e Marconi (14%).

Da noi, evidentemente, vanno di moda e attirano consensi cantanti, attori e cabarettisti. Tutt’altra atmosfera rispetto alla Gran Bretagna che dopo la trasmissione mandata in onda nel 2002, ha visto Churchill prevalere su Darwin, Newton, Elisabetta I, Nelson e Cromwell (con l’inserimento però di Lady D al terzo posto e di John Lennon all’ottavo), ma soprattutto alla Francia dove è prevalso il proverbiale sciovinismo transalpino: primo De Gaulle, secondo Napoleone e poi, via via, Carlo Magno, Giovanna d’Arco, Luigi XIV, Vercingetorige, Robespierre, Enrico IV e Clemenceau.

Per la cronaca gli inglesi della Bbc, nel loro History Magazine, ripeterono il giochetto nel 2006 chiedendo però ai propri compatrioti di indicare «il peggiore» della Gran Bretagna nei secoli.

E se non fece scalpore l’apparire di Jack lo Squartatore o quello di Oswald Mosley, fondatore e capo dei fascisti britannici, qualche brusio lo sollevò il primo posto strappato da Thomas Beckett, cancelliere di Enrico II e arcivescovo di Canterbury che non solo fu proclamato santo e martire da Papa Alessandro III nel 1173, ma al quale furono dedicati drammi (Assassinio nella cattedrale) e omaggi da parte di teatro e cinema. Ma si sa, gli inglesi sono antipapisti. E dunque non hanno trovato di meglio nella loro lista degli orrori. A differenza nostra, che qualche orrore lo piazziamo invece ai primi posti nell’elenco dei «più grandi».

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