L’ultima degli inglesi: forze speciali addestrano le truppe di Gheddafi

I corpi d’élite Sas denunciano: "Da sei mesi prepariamo i soldati libici". Insorgono i parenti delle vittime dell’Ira: "Aiutiamo chi ha fornito armi ai terroristi irlandesi"

L’ultima degli inglesi: forze speciali addestrano le truppe di Gheddafi

Hanno combattuto i terroristi dell'Ira con tutte le risorse umane e militari possibili. Oggi, invece, si trovano ad addestrare i soldati del Paese che a quei terroristi ha fornito mitragliatrici, missili e il Semtex, l’esplosivo che ha ucciso 2.500 persone nei trent’anni di conflitto in Irlanda del Nord. «Disgustati» dall’incarico, i membri dei Sas, l’élite dell’esercito di Sua Maestà, da ieri sono diventati la nuova spina nel fianco di Gordon Brown nell’affaire Libia. Le rivelazioni di alcuni di loro al Daily Telegraph - «c’è un gruppo del nostro reggimento che da sei mesi prepara militarmente i colleghi libici» - è solo l’ultima fonte di imbarazzo per il primo ministro inglese, un altro groviglio da sciogliere nella matassa che da settimane costringe il governo di Londra sulla difensiva, nel tentativo - mal riuscito - di dimostrare che non ci siano interessi economici o un vero e proprio accordo dietro al rilascio del terrorista libico Abdelbaset al Megrahi, unico condannato per l’attentato di Lockerbie.
«La lista dei soldati inglesi morti a causa dei terroristi finanziati da Gheddafi è lunga. Ai Sas è stato affidato un compito moralmente sbagliato», dice un ex testa di cuoio. In effetti la nuova missione è stata accolta con sconcerto dai corpi speciali, sempre più convinti che ci sia un legame tra il loro impegno coi libici e la liberazione di Megrahi da parte del governo scozzese, motivata ufficialmente da ragioni umanitarie (un cancro alla prostata). E quei sospetti sono stati indirettamente confermati anche da fonti interne al ministero della Difesa, secondo cui l’accordo per l’addestramento dei soldati di Gheddafi deve aver avuto l’approvazione dei vertici politici. Un macigno destinato a far infuriare i parenti delle vittime delle stragi dell’Irish Republican Army, che proprio nei giorni scorsi avevano strappato al premier Brown la promessa di impegnarsi per sostenere le cause di risarcimento ai danni di Tripoli.
Dichiarazioni, smentite, retroscena commerciali, contraddizioni. Altro che Frecce Tricolori. Il caso Libia è diventato materia sempre più scottante per Downing Street, che da giorni è costretta a inseguire le imbarazzanti rivelazioni su una probabile intesa Londra-Tripoli, la prova che non erano umanitarie ma economiche le ragioni che hanno portato alla liberazione di Megrahi. E sono tanti gli indizi che spingono su questa strada. A cominciare dall’esame medico che stabilì che il terrorista libico fosse un malato terminale di cancro: il Sunday Telegraph ha rivelato che fu pagato dalla Libia e che i medici furono «incoraggiati» a indicare che a Megrahi restassero solo tre mesi di vita. Accelerare la sua liberazione avrebbe aiutato a sbloccare altre questioni. Come ha confermato il ministro della Giustizia Jack Straw secondo cui il rilascio è stato «in gran parte» motivato da interessi economici, compreso un accordo di esplorazione petrolifera in ballo fra la Bp (British Petroleum) e la Libia. In effetti, in una lettera a Brown, lo stesso Straw avvertiva il governo che se Megrahi fosse morto in carcere il contratto con la Bp sarebbe stato annullato.
Infine, le rivelazioni sul fronte diplomatico. A muovere i primi passi verso l’intesa coi Sas sarebbe stato Tony Blair. D’altra parte l’ex premier laburista fu il primo a rompere l’isolamento internazionale del Paese e dopo la sua visita in Libia nel 2004, la Shell diventò il primo gruppo petrolifero a fare nuovamente affari con Gheddafi. Ora Blair rischia di finire di fronte a una commissione parlamentare per un altro incontro, stavolta tra spie americane, britanniche e libiche, che si sarebbe tenuto in un club privato di Londra nel dicembre 2003. Tre giorni dopo Tripoli si impegnava a contrastare il terrorismo e la proliferazione nucleare e tornava a dialogare con l’Occidente.
Intanto Washington guarda con diffidenza a Londra. I 270 morti di Lockerbie (189 americani) bruciano. E il sospetto che Megrahi sia stato liberato per interessi economici rischia di rovinare i rapporti «speciali» tra i due Paesi.