L’ultimo mistero? Chi pagò il conto dell’Ultima Cena

Il sovrano del noir all’italiana regna di pomeriggio nel più eccentrico dei bar milanesi (non vi dirò mai quale) dove, tra birra e rhum, un sigaro che spiove minuscoli granelli di cenere sulla collana hawaiana alla base del collo, guarda il mondo con beffarda curiosità. Tanto che chiedergli come mai abbia abbracciato la professione di Raymond Chandler sembra scontato. Ma così non è perché Andrea G.Pinketts si rivela affabile e ciarliero. Al punto che sottoporlo al fuoco di fila delle domande ha l’apparenza di un gioco.
Andrea G. Pinketts, Lei ha sempre scritto fin dalla più tenera infanzia?
«Certo. Lo sa o no che sono stato giornalista investigativo su Esquire?»
Guarda, guarda. Allora mi potrà rivelare l’identità dei colpevoli degli omicidi più efferati degli ultimi anni, dalla Filo della Torre a Simonetta Cesaroni…
«Eh no, questo non si può mica spiattellarlo su un giornale. Si ricorda quel che capitò a Simenon quando a suo tempo azzardò un’ipotesi sul caso Montesi?»
Io no, me lo dica lei
«Fu aspramente criticato. Il romanziere, volente o nolente, scivola sul romanzesco quando viene alle prese col fatto di cronaca»Mi dica se si considera il non plus ultra dei giallisti milanesi
«Non sono un giallista. Ma uno scrittore di noir. Risolvere il mistero di un cadavere in biblioteca spetta ad Agatha Christie»
Mentre il noir?
«Il noir non riguarda la scoperta dell’assassino, ma la descrizione di un mondo subalterno che, nella figura dell’eroe, si sovrappone come un guanto, al mondo in cui viviamo. Dove anche un dettaglio futile può essere determinante. Se non la chiave di volta che stimola la fantasia dell’autore».
Può farmene un esempio?
«Ha letto Il conto dell’ultima cena?»
Non ancora. Sono tutto orecchi...
«La cena è quella di Gesù coi dodici apostoli. Di cui sappiamo o crediamo di saper tutto dal racconto dei Quattro Evangelisti. Tranne un particolare»
Quale?
«Quello della persona che ha pagato il conto, che diamine! Se non fossi stato assalito da un dubbio simile, non avrei mai scritto il romanzo».
È vero che in suo film un grande del mystery come Claude Chabrol inquadra una libraia che consiglia a un cliente di leggere i suoi libri?
«Come no! In Francia sono più famoso che in Italia. Sono Cavaliere al merito culturale»
Oltre agli acrostici e ai giochi di parole lei va matto per il funambolismo delle citazioni. Me ne regala una?
«Perché no? Ma lei si sbaglia parlando di citazioni. Io faccio ben altro»
Che cosa, scusi?
«Dissemino indizi cifrati nel nome dei personaggi che scelgo, non se n’è accorto?»
Confesso la mia impotenza.
«Niente paura. Si è mai chiesto come mai, ai miei inizi, mi son nascosto dietro l’alter ego Lazzaro Santandrea?»
Sarò sincero:no.
«Ebbene, il nome e il cognome del signore in questione derivano da una lettura del calendario»
Sarebbe a dire?
«Il 31 ottobre si celebra Halloween ossia la Festa dei Morti che ritornano: fra loro Lazzaro, richiamato in vita da Gesù, sta a fagiolo, non le pare?»
D’accordo e Santandrea?
«Il giorno dopo è la festa di Tutti i Santi,quindi anche di Andrea.Mentre il giorno dopo ancora è quello dei Morti»
E con ciò?
«Andrea sono io. Santo perché frugo tra i morti ammazzati tanto da identificarmi con loro al punto…»
Al punto?
«Di morire e poi rinascere sulla pagina, com’è ovvio»
Perbacco, è la perfetta quadratura del cerchio. Ma, e i vampiri? È vero che le piacciono?
«Li presento ma li tengo a distanza. Il bacio al sangue non è il mio genere. Pinketts-Santandrea in fondo è un romantico».

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