Si ode a destra uno squillo di tromba. A sinistra risponde uno squillo. Non può che far piacere questo diluvio di candidature a sindaco, specchio di una città che è diventata bella tra le belle. Un vortice di nomi tra designazioni dei partiti, ardite autoinvestiture o fantasie dei giornali che hanno il merito di infiammare il dibattito sul futuro e soprattutto sul destino di una città che pencola pericolosamente sul crinale della sua raggiunta popolarità. Anche o forse soprattutto internazionale. E quindi ora si rispolverano tavoli di coalizione, si apparecchiano cene, si interpellano sondaggisti e magari fattucchiere, si rispolvera il bilancino Cencelli per scremare la rosa. E per questo verrebbe da consigliare un identikit del papabile che utilizzi come metro di giudizio il suo amore per la res publica, piuttosto che quello per la comodità della poltrona da offrire alle proprie terga. Qualcuno del quale si possa pensare che una volta sfumata la possibilità di salire a Palazzo Marino, l'irrefrenabile desiderio di occuparsi della città non sfumasse nel battito di un exit poll sfavorevole.
Certo verrebbe da dire che la palma del prescelto dovrebbe per questo toccare a chi già prima di oggi abbia offerto il suo tempo e le sue capacità al bene dei cittadini, ma ci accontenteremmo di pensare a qualcuno che anche dopo si metterà comunque a loro disposizione per migliorare la loro vita e la loro città. Una cosa da poco? Pensateci, non così da poco anche solo mettendo in fila i nomi dei pretendenti. Una spada nella roccia che in pochi saprebbero estrarre.