Lega e Formigoni, braccio di ferro sul caso Cè

Lunedì riunione del consiglio federale della Lega. La trattativa continua

Marcello Chirico

Molto tuonò,ma alla fine non piovve. Perlomeno, non ancora. Nonostante il summit di ieri ad Arcore fosse nato sotto i peggiori auspici, è servito almeno a rasserenare il clima all’interno della maggioranza e in particolare tra Forza Italia e il Carroccio. E, in un rinnovato spirito collaborativo, è stato possibile iniziare quantomeno ad abbozzare una possibile soluzione al «caso Cè», evitando così che una questione «personale» si avviti su se stessa e pregiudichi davvero in modo serio - dopo l’ultimo attacco a mezzo stampa sferrato dalla Padania all’assessore Abelli, braccio destro di Formigoni - la stessa alleanza politica tra Forza Italia e Lega. Anche se il Carroccio continui a tener duro, come confermano le parole rilasciate da Calderoli all’uscita da Arcore: «Le posizioni sono ancora distanti, ma entro martedì prossimo proveremo a risolvere la questione».
La soluzione definitiva per uscire dall’impasse venutasi a creare in Regione Lombardia, dopo la sospensione a tempo indeterminato dell’assessore leghista Alessandro Cè, non è stata infatti concordata, ma le oltre quattro ore di testa a testa a Villa San Martino tra il premier Silvio Berlusconi, il governatore Roberto Formigoni e i leghisti Umberto Bossi, il ministro Roberto Calderoli e il segretario federale Giancarlo Giorgetti, sono comunque servite a studiare tutte le possibili vie d’uscita che le parti si sono riservate di valutare nelle prossime ore. La principale soluzione prevederebbe lo spostamento di Cè dalla sanità regionale ad altri incarichi, esterni al Pirellone ma comunque a diretto contatto con l’amministrazione regionale, e la sua sostituzione in giunta con un altro esponente leghista, non necessariamente scelto all’interno dell’attuale gruppo consigliare. Tutto questo senza la parallela esclusione dalla giunta di Abelli, condizione posta ancora ieri dai vertici del Carroccio in caso di esautorazione definitiva dai propri incarichi istituzionali dell’assessore Cè (ma il premier si è opposto con forza a questo tipo di contropartita).
Un’altra possibilità prevederebbe invece il reintegro in pianta stabile di Cè seppur con una ridefinizione delle deleghe in materia sanitaria, in modo da evitare nuovi conflitti di competenza con altri colleghi di governo, e in particolare con l’assessore al welfare Abelli (col quale Cè ha avuto, fin quando è rimasto in carica, gli scontri frontali più duri). Un’ipotesi, questa, che però non sembrerebbe assolutamente gradita dall’interessato, in quanto lo renderebbe di fatto un assessore dimezzato, e quindi l’opzione della sostituzione definitiva diventerebbe quella più percorribile. Sempre che la Lega si rassegni a perdere Cè, rimpiazzandolo con un proprio uomo (che è poi la proposta che lo stesso Formigoni aveva già un mese fa aveva prospettato al Carroccio per giungere subito ad una soluzione del caso).
In questo caso il vertice padano parrebbe orientato ad affidare la guida dell’assessorato alla Sanità a un proprio rappresentante esterno, magari un tecnico, come per esempio Luciano Bresciani, attuale direttore generale del settore nonché medico di fiducia del Senatùr. Per intenderci: l’uomo che il Carroccio indicò un anno fa come antagonista del diessino Roberto Zaccaria nelle elezioni suppletive del Collegio milanese liberato proprio da Bossi. Ma non è del tutto da escludere nemmeno un ritorno su Attilio Fontana, attuale presidente del parlamentino lombardo e indicato già tempo fa come possibile sostituto di Cè, che verrebbe dirottato alla presidenza di qualche ente regionale.
Di tutto questo si occuperà il consiglio federale della Lega programmato per lunedì prossimo in via Bellerio, anche se le diplomazie continueranno a lavorare nel week-end. Ci sarà l’accordo? Forse verrà fuori in occasione del consiglio regionale convocato per martedì (si discuterà di bilancio), mentre mercoledì è all’ordine del giorno la revoca dell’assessore Cè.