Legge elettorale, il segretario Udc sempre più solo

Cicchitto: «Eppure Marco aveva fatto del proporzionale la sua battaglia»

Francesco Kamel

da Roma

Il centrodestra serra le file contro le polemiche dell’Unione sulla riforma elettorale ma prende anche le distanze, isolandolo, dal segretario Udc Marco Follini che, nell’ennesimo esercizio di tatticismo, vuole ora «evitare la bruttissima rissa» col centrosinistra sul ritorno al proporzionale che lui stesso ha tanto voluto. Ma Berlusconi, Casini, Fini e la Lega hanno ormai un accordo sul proporzionale, nell’ambito di un’ampia intesa su Finanziaria, devoluzione e in ultimo sulle primarie su cui lo stesso Casini è perentorio: «Si è già deciso che si faranno punto e basta».
Nella Cdl, dopo la richiesta (accordata) di discontinuità, la pazienza scarseggia e c’è insofferenza per divisioni, tentennamenti e assist all’opposizione. Così, mentre Follini gioca il suo solitario, il centrodestra si schiera in difesa di Casini, azionista di maggioranza dell’Udc, che nei panni di presidente della Camera è sottoposto agli strali della sinistra che lo accusa di non essere imparziale.
Fabrizio Cicchitto (Forza Italia) è chiaro: «L’Udc ha fatto della richiesta di legge proporzionale la principale delle sue proposte. Abbiamo condiviso questa proposta anche perché fondata su argomentazioni riguardanti l’esigenza di cambiamento di un sistema. Follini sa benissimo che la Cdl non sta facendo nessuna rissa e anzi proprio Berlusconi ha proposto di venire incontro a una richiesta del centro-sinistra sul conteggio dei voti. Invece la rissa cerca di farla in modo pretestuoso e forzato il centro-sinistra anche con attacchi tanto volgari quanto del tutto infondati al presidente Casini». In An si richiedono coesione e coerenza. Dice Maurizio Gasparri: «C’è un accordo, la legge è stata calendarizzata, Follini festeggi, sia contento e non cambi tema». Silvano Moffa inquadra il problema delle polemiche: «Non si basano sull’effetto elettorale ma sull’impatto politico che la riforma avrebbe per Prodi costretto a fare un nuovo partito o a schierarsi con uno dei tanti dell’Unione».
Anche nell’Udc si vuole andare avanti. «Ricordo - ha dichiarato Emerenzio Barbieri - che la Direzione nazionale dell’Udc ha chiesto all’unanimità di considerare la riforma della legge elettorale in senso proporzionale la priorità della propria azione parlamentare». Per l’esponente Udc «se permanesse un atteggiamento da parte dell’Unione di assoluta chiusura è dovere della maggioranza andare comunque avanti considerato che le riforme elettorali è corretto farle alla fine della legislatura: questo è il mandato che la Direzione dell’Udc ha affidato ai propri gruppi Parlamentari». Vuole andare avanti anche il ministro Carlo Giovanardi: «Il comportamento del presidente Casini è ineccepibile dal punto di vista costituzionale e parlamentare». Ed ancora: «Il presidente della Camera ha il dovere di tutelare i diritti dell’opposizione ma anche di salvaguardare quelli della maggioranza, come sostenne con vigore Oscar Luigi Scalfaro nel lontano 1953, intervenendo alla Camera in difesa della cosiddetta “Legge Truffa”, proposta da De Gasperi, allora duramente contestata dal Pci».
Corsi e ricorsi storici. Con i toni di allora, Repubblica ieri ha sfoderato un articolo intitolato Così lo sbarramento al 2% ruba la vittoria al centrosinistra. La sentenza di Largo Fochetti è che con la legge proporzionale la Cdl vincerebbe pur perdendo, perché l’Unione ci rimetterebbe i voti delle liste più piccole. Uno studio che il forzista Mario Valducci contesta duramente: «La solita ricostruzione faziosa, l’ennesimo modo di dire la loro verità che, invece, è una falsità. L’ipotesi di riforma proporzionale prevede che vinca la coalizione che prende più voti e prevede che si contino tutti i voti raccolti dai partiti di una coalizione, anche quelli che non raggiungono lo sbarramento. È pertanto falso affermare che può vincere la coalizione che prende meno consensi, semmai è vero il contrario: con l’attuale sistema basato sui collegi uninominali può accadere che una coalizione vinca pur avendo preso meno voti nel Paese».