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Letteratura

Christie, la regina letteraria dei veleni

Dall’arsenico al tallio al cianuro, ecco le armi preferite dei “suoi” assassini

Veleni, delitti, stile British e "celluline grigie": l'Impero dei bestseller di Agatha Christie

Il primo è la stricnina. Non c’è dubbio che sia stato questo alcaloide vegetale a uccidere la signora Inglethorpe, il problema è capire chi sia il responsabile, visto che intorno a quella tranquilla casa immersa nella campagna inglese ruotano, fra gli altri, un esperto di tossicologia, un’infermiera, un medico e una impiegata nella farmacia di un ospedale... Altrimenti, beh, non servirebbe un genio con l’accento belga per risolvere il caso. È il 1920,

ed ecco che con Poirot a Styles Court appaiono contemporaneamente sulla scena Hercule Poirot, la sua creatrice Agatha Christie e anche quei veleni di cui lei si mostra fin da subito espertissima, al punto da meritarsi gli elogi del Pharmaceutical Journal and Pharmacist («Il romanzo ha il raro merito di essere scritto correttamente»). Non si diventa la regina del giallo e l’autrice più venduta di tutti i tempi con l’improvvisazione; infatti, dietro la scelta dei veleni come arma prediletta dai «suoi» assassini, c’è l’esperienza acquisita da Agatha Christie in materia, lavorando prima come infermiera volontaria a Torquay durante la Prima guerra mondiale e poi, soprattutto, in un dispensario locale: per superare l’esame da assistente farmacista, nel 1917, studia chimica e farmacologia, e le pratica, perché all’epoca la maggior parte delle medicine veniva preparata proprio in farmacia, fra boccette e bilancini. Le sostanze, curative o tossiche, la appassionano a tal punto che durante la Seconda guerra mondiale si offre di nuovo volontaria nel dispensario dell’University College Hospital di Londra, e col tempo si dota di una intera biblioteca medico-legale, in cui troneggia l’Extra Pharmacopeia di William Martindale.

È a partire da queste premesse che Kathryn Harkup, chimica e divulgatrice scientifica britannica, si inoltra nel mondo dei veleni di Agatha Christie, ricavandone A come arsenico (Utet, pagg. 344, euro 25), una specie di dizionario delle pozioni letali che mietono vittime nei suoi romanzi. Siccome l’elenco è in ordine alfabetico, in cima figura un vegetale tutt’altro che innocuo: l’aconito screziato, considerato «la pianta più velenosa d’Europa», poiché contiene l’aconitina, un alcaloide che causa la paralisi del cuore e dell’apparato respiratorio nel giro di sei ore, se ingerito in dosi non elevate, e parliamo di 1-2 milligrammi... È l’aconitina a causare una delle morti in Istantanea di un delitto, mentre l’altra è dovuta all’arsenico: tocca a Miss Marple individuare entrambi. Quanto all’arsenico, «il veleno dei re e il re dei veleni», reso famoso da Cleopatra e dai Borgia, ma anche dai nobili di Francia (dove era soprannominato poudre de succession, polvere dell’eredità, per la rapidità con cui risolveva certi problemini finanziario-famigliari), nonostante la fama antica, nei romanzi di Lady Agatha è colpevole solamente di otto omicidi. Fra i più utilizzati c’è invece il cianuro, responsabile di diciotto vittime sparse in una quindicina fra romanzi e racconti, il più emblematico dei quali è Giorno dei morti, visto che il titolo in originale è Sparkling Cyanide, ovvero «cianuro brillante»: la signora Barton, e a distanza di un anno il marito, stramazzano sul tavolo non appena bevono champagne contaminato, il volto blu (cianotico, appunto) e il corpo stravolto dalle convulsioni, nell’aria un sentore di mandorle amare. Invece in Poirot e la strage degli innocenti il cianuro è ricavato da noccioli e semi di pesche. Fra le fantasie (velenose) notevoli di Agatha Christie vanno segnalati: il ricorso alla cicuta in Il ritratto di Elsa Greer, con tanto di incursione nel laboratorio di un chimico amatoriale che legge il brano del Fedone sulla morte di Socrate; l’uso della nicotina, che pura è tossica, come scoprono un vicario, un dottore e il paziente di un sanatorio in Tragedia in tre atti; la comparsa del tallio in Un cavallo per la strega, che uscì nel 1962, appena prima del primo omicidio per avvelenamento da tallio in Gran Bretagna, e infatti la scrittrice fu criticata da alcuni quotidiani dell’epoca per avere ispirato l’assassino (il quale però negò di avere letto il romanzo). E poi l’entrata in scena della ricina, in un racconto con Tommy e Tuppence del 1929: oggi la conosciamo bene, anche per via della cronaca nera, ma prima di allora non era usata per uccidere. Il titolo di quel racconto?

La morte è di casa.