Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:13
Letteratura

Due sorelle gemelle perse nel mistero. Un viaggio esoterico tra le stelle

Giovanna du Lac Capet e Camilla Tavola raccontano la vicenda di due ragazze che vedono il mondo popolarsi all’improvviso di dèi e streghe

Presenza La «Dea Iside» di Gustav Klimt

Lo confesso: non mi sono mai dedicato all’esoterismo, ai linguaggi delle sette segrete e delle magie varie, da quella egizia a quella delle streghe. Non ho mai avuto la pazienza di imparare un sortilegio o di comporre una pozione, e a dirla tutta non ci credo: ho passato la vita a diffidare di chi sa cose che gli altri non sanno, in genere sono i primi a non saperle. Però le simbologie, i miti, i nomi degli dèi antichi mi hanno sempre incuriosito: mi fanno paura e mi divertono nello stesso tempo, come le storie che ci raccontavano da bambini a luce spenta. In questo romanzo, Viaggio tra le stelle (Castelvecchi, 162 pagine, 20 euro), ho trovato un pane morbido adatto al mio palato ignorante.

Lo firmano due donne di due generazioni diverse, Giovanna du Lac Capet e Camilla Tavola. Non è un dettaglio. Di solito, quando due età si mettono allo stesso tavolo, la più vecchia fa la predica e la più giovane fa spallucce. Qui si sente che dentro ci sono due sguardi e che nessuno dei due ha voluto dare lezioni all’altro. Il risultato è una storia che non ha la polvere dei trattati e nemmeno la sciatteria di certa narrativa per ragazzi scritta con il pilota automatico.

Due parole sull’esoterismo, per chi come me non è del ramo. Viene dal greco e significa, più o meno, roba di quelli di dentro. È il sapere che non si dà a tutti: si trasmette sottovoce, da maestro ad allievo, a chi ha passato una porta, mentre chi resta fuori si accontenta della versione ufficiale. Il contrario si chiama essoterico, cioè per tutti, ed è il mestiere nostro: noi giornalisti cerchiamo di spiegare in piazza quello che altri tengono in cantina. Qui la porta la passano due ragazze.

Krystal ha 15 anni, sta in collegio a Bath, ha un’amica, una madre presente a metà e una vita liscia come i corridoi che attraversa ogni giorno. Poi un pomeriggio la casa non è più la stessa. Una lettera, un anello inciso con parole che non appartengono a nessuna lingua conosciuta, stanze che si aprono dove prima c’erano pareti. Dall’altra parte c’è una sorella gemella, Selene, e una famiglia che custodisce verità tenute nell’ombra troppo a lungo. Fin qui potrebbe essere un romanzo di formazione come tanti. E invece via con le creature: Iside, la dea egizia per eccellenza; Poseidone, che nel libro fa il custode di Atlantide con la testa di un ingegnere più che di un dio; Enki ed Enlil, divinità dei Sumeri che i più conoscono soltanto per aver sfogliato distrattamente un’enciclopedia; e persino il vecchio quadrato magico Sator Arepo Tenet Opera Rotas, quello graffito sui muri di Pompei, recitato come una formula per aprire varchi. C’è perfino Ecate, patrona delle streghe: così anche la magia delle streghe è servita. Ci sono anelli che si illuminano, medaglioni, viaggi tra dimensioni, qualche acrobazia misteriosa che non ho capito fino in fondo e che non mi è dispiaciuta. Del resto Giovanna du Lac Capet ha fama di intendersene tanto di scienze esatte quanto di esoterismo, ed è la stessa che ha scritto una pregevole biografia di Emilio Riva, l’ultimo uomo d’acciaio (Mondadori): segno che sa stare con i piedi nell’altoforno e con la testa tra le stelle. E infatti nel libro religione e scienza si intrecciano senza che l’una faccia la padrona sull’altra. Non tutto viene spiegato, ed è un merito: il mistero che si spiega non è più un mistero, è un manuale.

Il sesso, per chi se lo chiedesse, non c’è, se non le simpatie di quell’età; la fede, in senso confessionale, nemmeno. C’è invece il destino, la responsabilità, l’idea che esistano leggi più grandi di noi e che vadano rispettate. Non è poco per un romanzo che si legge in due sere e che non fa la morale a nessuno.

In buona sostanza non vi ho raccontato la trama, e non lo farò. Vi basti sapere che nella vita di ragazze come tante entrano creature mitologiche di ogni tradizione, e che loro se la cavano con più coraggio di tanti adulti. La vedrei bene tradotta in fiction televisiva, o come le chiamano ora, miniserie: i collegi inglesi, Atlantide, gli dèi che parlano come persone. Il materiale c’è tutto. Manca soltanto un produttore che capisca la curiosità che questa materia suscita in questo mondo che ha bisogno di credere in qualcuno o qualcosa.