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Letteratura

Rebatet, lo scrittore dannato e geniale

È nel rapporto tra opera letteraria e convinzioni dell’autore che si colloca la pubblicazione, da parte di Italia Storica, de Il bolscevismo contro la civiltà, uno dei suoi testi più controversi, mai tradotto nel nostro Paese

Libro Lucien Rebatet

È lecito separare il valore di un’opera dalle idee o dalla condotta di chi l’ha creata? Caravaggio, coinvolto in risse, violenze e vicende giudiziarie, come prima di lui Benvenuto Cellini, ne sono esempi emblematici. Il dilemma è noto, la risposta persino scontata: no! La questione torna però puntualmente di fronte a figure come Lucien Rebatet (1903-1972), critico musicale e cinematografico, condannato a morte nel 1946, con la pena poi commutata in ergastolo e infine ridotta. Esponente dell’estrema destra, collaborazionista durante l’occupazione tedesca, e autore di scritti antisemiti come Les Décombres (1942), nel quale invocava la «degiudeizzazione della Francia». E tuttavia autore de I due stendardi, romanzo che George Steiner accostò, per importanza, a Voyage au bout de la nuit di Céline e alla Recherche di Proust. Un’opera che suscitò l’ammirazione di François Truffaut e che François Mitterrand celebrò così: «Esistono due tipi di uomini: quelli che lo hanno letto e gli altri».

Quando uscì da Gallimard, nel 1951, Rebatet portava già il peso del collaborazionismo e dell’antisemitismo e quindi, riconoscerne il valore letterario del romanzo... Lo dimostra il caso di René Étiemble, allontanato su decisione di Sartre dalla redazione di Les Temps modernes dopo aver tentato di recensirlo positivamente. È proprio nel rapporto tra opera letteraria e convinzioni dell’autore che si colloca la pubblicazione, da parte di Italia Storica, de Il bolscevismo contro la civiltà, uno dei suoi testi più controversi, mai tradotto nel nostro Paese. Apparso anch’esso nel 1942, il pamphlet raccoglie in una violenta invettiva tutti gli stereotipi antisemiti dell’epoca, fino a identificare il bolscevismo con una presunta costruzione ebraica volta a sradicare la civiltà. È un testo che restituisce con chiarezza il suo universo ideologico, nel quale emerge peraltro una contraddizione significativa: Rebatet, che aveva sempre polemizzato contro il cristianesimo, finisce per condannare il bolscevismo anche in nome della sua violenza anticristiana. Le tesi del volume sono respingenti, ma la loro lettura resta indispensabile per ricostruire l’orizzonte dell’autore. Ciò non compromette tuttavia il valore de I due stendardi, ma fa del caso Rebatet uno dei nodi più controversi del rapporto tra creazione artistica e coscienza personale.