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Letteratura

“Il grande inganno” è fingere che la storia si sia fermata

Paolo Mieli spiega come sia ancora pesante l’eredità del Novecento

In libreria «Il grande inganno» (Rizzoli) di Paolo Mieli

A un certo punto tutti si sono illusi. Hanno creduto che il Novecento si sarebbe chiuso, se non proprio con la fine della Storia, almeno con un’epoca di pace. Una pace regolata dall’Occidente vincitore sul Patto di Varsavia: agli altri popoli sarebbe bastato spalancare le porte della democrazia, magari controllando un poco il traffico. Non è andata così.

Le sorti della democrazia hanno conosciuto più di un inciampo, soprattutto ora che sono incagliate tra i rottami di una Terza guerra mondiale a pezzi. È questa la trama storica su cui intesse il suo ordito di racconti e riflessioni, spesso a spunto librario, Paolo Mieli nel suo nuovo libro, appena arrivato in libreria per i tipi di Rizzoli: Il grande inganno (pagg. 300, euro 19). Il sottotitolo scelto dal giornalista è indicativo del lungo percorso che traccia: «Da Ercole alla Nato: quello che la storia non ci ha insegnato». Mieli usa un gran numero di avvenimenti storici per riflettere sul presente e sul futuro che descrive così: «Oggi nessuno Stato è in grado di imporsi su un altro, neanche sotto la forma di un’alleanza portatrice di pace. Al momento si intravede all’orizzonte qualcosa di simile a un’anarchia globale che non mette nessun continente al riparo da scontri armati».

Per carità nella Storia non è una novità e Mieli lo sa bene, come sa bene che la Storia non si ripete mai uguale a se stessa. Però ci dà degli esempi di errori clamorosi e l’ex direttore del Corriere della sera li mette in fila per aiutarci a capire il presente. C’è Alcibiade che avrebbe dovuto essere il successore naturale di Pericle nella Atene del quinto secolo avanti Cristo: diventa l’esempio dell’arroganza suicida di certi giovani leader. C’è il tentativo di pacifismo medievale di Aimone, arcivescovo di Bourges, con le sue leghe di pace. Potrebbe insegnarci che l’aspirazione alla pace è antica ma difficile. E poi ci parla anche della lunga storia dei trattati di pace, partendo dalle suggestioni di un volume del sempre bravo Gastone Breccia, quelli che oggi vediamo non decollare mai quando ci spostiamo dalle parti del Medioriente. Potremmo andare avanti a lungo, c’è anche un bel capitoletto sulla Nato, ma quel che conta è che, tra guerre e tregue e inganni e giochi politici, questo lavoro di Mieli regala il senso della Storia che continua e i cui fili, intricatissimi, non si sono mai spezzati: semmai innervano in maniera a volte imperscrutabile il presente, ancora pieno di autocrazie e di forze complesse che vengono dal passato.

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