Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 06:08
Letteratura

La caccia (impossibile) a Wallis Simpson. Il fascino e i segreti dell’ultima duchessa

La scrittrice Caroline Blackwood cercò di intervistare l’americana che aveva messo a soqquadro la casa reale di Windsor. Ma non andò secondo i piani...

“L’anno del loto”. La verità sul passato di Wallis Simpson

È il 1980 quando a Lord Snowdon, celebre fotografo del jet set nonché ex marito della principessa Margaret, la sorella di Elisabetta, viene in mente di immortalare Wallis Windsor. Vedova da otto anni del marito, quell’Edoardo VIII mancato re d’Inghilterra per amore suo, l’americana Wallis, nata Warfield in una famiglia decaduta della Baltimora bene nel 1896, coniugata prima Spencer (un pilota) e poi Simpson (un assicuratore), era la duchessa più famosa del secolo, oltre che la protagonista della storia più romantica del Novecento, come fu definita, e la causa dello scossone più tremendo ricevuto (fino ad allora...) dalla monarchia inglese. E, se non era mai diventata regina, da Parigi era comunque stata per decenni una sovrana assoluta della mondanità sul Vecchio continente, grazie all’ospitalità francese nei confronti della coppia dello scandalo, a cui fu concessa in uso gratuito una villa gigantesca ai margini del Bois de Bologne dove aveva abitato, fra gli altri, De Gaulle, e che Wallis aveva trasformato nel cuore dei ricevimenti e delle feste più sfarzose dell’altissima società, grazie al suo gusto proverbiale, alla sua eleganza e a moltissime migliaia di dollari.Detto ciò, Snowdon voleva fotografare Wallis perché da quando Edoardo, da lei chiamato «David» (l’ultimo dei suoi sette nomi) era morto, nel 1972, era completamente sparita dalla circolazione. E così Francis Wyndham, caporedattore al Sunday Times, pensa di corredare il reportage fotografico con una intervista alla sua protagonista e incarica del compito Caroline Blackwood, che all’epoca è una scrittrice affermata ed è già stata finalista al Booker Prize con Great Granny Webster, ma che appartiene per nascita allo stesso ambiente in cui Wallis Windsor è voluta entrare con tenacia: l’aristocrazia. Come Wallis, anche Caroline fa infuriare la famiglia e se ne allontana, ma in direzione opposta, poiché abbandona gli agi di casa per sposare prima un giovane e ancora spiantato Lucien Freud, che di lei dipinge un ritratto meraviglioso, poi il compositore Israel Citkowitz, con cui ha tre figli, e infine il poeta americano Robert Lowell, che leggenda vuole sia morto d’infarto su un taxi newyorchese con il famoso ritratto di Caroline fra le mani. Insomma, chi meglio di Caroline Blackwood, per tentare l’impresa di stanare e far parlare Wallis Windsor...E invece, Blackwood e Snodwon scoprono che i cancelli della villa al Bois de Bologne, con le loro punte aguzze, sono impenetrabili, e che il cerbero in loco si chiama Suzanne Blum, avvocata ebrea che ha avuto come clienti le major hollywoodiane, Charlie Chaplin, Rita Hayworth e che, dalla morte di Edoardo, ha di fatto isolato Wallis Windsor, con la scusa di proteggerne gli interessi (come i gioielli della corona che si vociferava il marito avesse sottratto per lei) e la salute precaria. Non intervistare, ma anche solo riuscire a dare un’occhiata a una delle donne più fotografate e ammirate del secolo è impossibile: nessuno dei suoi amici è più riuscito a vederla, nemmeno Lord Mountbatten, accusato di volerle rubarle le spade reali, sempre ereditate da Edoardo... Però, se Blackwood si deve accontentare di pubblicare una lunga intervista con Maître Blum, realizzata attraverso una serie di incontri degni di un match di pugilato, i lettori possono godersi L’ultima duchessa, il libro, ora riproposto da Gramma Feltrinelli (pagg. 292, euro 18; in libreria dal 20 ottobre) che ricostruisce gli ultimi anni di Wallis, la sua segregazione, i misteri che la circondano e il ruolo «sinistro» dell’incontenibile avvocato, e che poté uscire solo dopo la morte della signora Blum, avvenuta a 95 anni, nel 1994.In questa specie di giallo, la maestria di Blackwood è innanzitutto nel portare in scena una serie di personaggi indimenticabili, da “Maître” Blum in giù: aristocratici, avvocati, maggiordomi, stilisti, parrucchieri, teste coronate, approfittatori, amanti imbarazzanti.Spiccano Oswald e Diana Mosley, amici storici della coppia regale, che non solo li accolgono in Francia ma con cui Edoardo e Wallis condividono una certa passione per il nazismo (pare che Edoardo, in visita con Wallis da Hitler nel 1937, fosse convinto di poter diventare re di Germania, con il Führer come primo ministro). E poi: i gioielli nascosti sotto il letto e rubati a casa di Lady Marlborough, le cene con i pomodori senza nemmeno un semino e i camerieri in uniforme reale, il periodo da governatori delle Bahamas, la collezione di carlini in porcellana di Meissen, le tabacchiere di Sèvres, le immancabili uova Fabergé, le pellicce di zibellino fino ai piedi, le cinquantasei paia di scarpe acquistate in una volta, e lui, Edoardo, che la cercava con lo sguardo in mezzo a ogni cena e a ogni ballo, e Wallis, splendida, inseguita, adorata, finita rinchiusa in una casa immensa e vuota, inchiodata a un letto, sola, proprio lei che aveva sempre avuto tanta paura del buio. E forse per quello era sempre stata così assetata di luce, anche troppa.

Commenti