Come sa chi l’ha frequentato, l’ambiente accademico è tra quelli a maggior tasso di invidia e cattiveria, come conferma anche questo scorrevole saggio - Omicidio all’università (Il Mulino, pagg. 232, euro 24) scritto da un professore emerito dell’Università di Chicago, Bruce Lincoln, che dal 1971 al 1976 fu assistente di Mircea Eliade, unanimemente riconosciuto come uno dei maggiori studiosi di storia delle religioni del Novecento.
Come esplicitato dal titolo, il libro parla di un «Omicidio all’università», che è quello di I.P. Culianu, discepolo prediletto di Eliade, e di un presunto «passato nascosto» di Eliade, che sarebbe quello della sua militanza, negli anni Trenta, nella Guardia di Ferro romena, esperienza peraltro condivisa da altri esuli romeni del calibro di Emil Cioran e Costantin Noica, che, almeno finora, non risulta abbiano commissionato né ispirato alcun omicidio teso a occultare il loro passato.
Bruce Lincoln, dopo aver elogiato in Eliade il docente «straordinariamente modesto, schietto, generoso e gentile», addirittura «un secondo padre», avverte il lettore che «in quell’uomo adorabile si celava un lato oscuro», talmente oscuro che, cinque anni dopo la sua morte, avrebbe potuto addirittura causare l’assassinio del suo allievo prediletto, I.P.Culianu, ucciso con un colpo di pistola a soli 41 anni il 21 maggio 1991 nei bagni della sua università.
Ovviamente, l’autore è molto astuto a seminare dubbi e illazioni senza mai prendersi la responsabilità di puntare esplicitamente il dito sulle accuse, fatte scivolare nel capitolo finale del libro. Qui la Lady Macbeth del caso è la vedova di Eliade, Christinel, una via di mezzo tra la strega di Biancaneve, Miranda Priestley e Crudelia De Mon, caratterizzata da «arroganza aristocratica, temperamento volubile e assoluta devozione al marito», tanto che duran0te le cene o i ricevimenti, «a un certo punto si metteva un paio di occhiali da sole per segnalare che era stanca» e tutti gli ospiti di affrettavano a tornare a casa, dopo aver dato una mano per le pulizie e aver buttato la spazzatura...
Sembra che il povero Culianu, poco prima di morire, avesse dato a un collega alcune carte da custodire, riguardanti gli articoli scritti da Eliade sui periodici della Guardia di Ferro, che dimostravano quindi la sua appartenenza al movimento di Codreanu. «Scritti in tempi turbolenti, che rimangono ancor oggi testi inquietanti e la loro problematicità continua a riverberarsi sul presente», tanto che potrebbero aver spinto la vedova Eliade a «lamentarsi ad alta voce» fino a sollecitare «chi avrebbe potuto concluderne che l’ingrato arrivista (Culianu) meritasse il destino che la Legione assegnava ai traditori» (pag.159).
Insomma, anche se, ipocritamente, Lincoln scrive che «non è mai stata mia intenzione giocare a fare il detective e risolvere l’omicidio di Ioan Petru Culianu», è proprio quello il suo scopo, anche se vengono rapidamente citate tutte le altre ipotesi, forse più verosimili, che riconducono l’omicidio alla Securitate romena, piuttosto che, addirittura, ai narcotrafficanti colombiani, assassini sicuramente più efficaci di ipotetici legionari ultraottantenni.
