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Letteratura

Nelle terre selvagge con Rick Bass

Il lato più inaccessibile e molto cantato dell’America è quello che esplora anche Rick Bass, scrittore texano

Natura Lo scrittore americano Rick Bass è nato a Forth Worth (Texas) nel 1958. Per anni ha lavorato come geologo petrolifero. Fra i suoi libri «Cane da petrolio» e «La vita delle rocce»

La natura selvaggia è un seme che cresce, nella terra e nelle menti, nel corpo e nello spirito. Il lato più inaccessibile e molto cantato dell’America è quello che esplora anche Rick Bass, scrittore texano che, dopo una esperienza come geologo petrolifero in Mississippi, ha iniziato a dedicarsi all’ambiente e alla letteratura, trasferendosi nella Yaak Valley, in Montana: foreste, fiume, orsi. Elementi che non mancano nei tre racconti di

Nella regione selvaggia (Mattioli 1885, pagg. 174, euro 18), insieme ai pozzi di oro nero, un tema che ritorna nelle opere di Bass fin da Cane da petrolio (2021). In questo caso è Wallis, il protagonista di Dove un tempo c’era il mare, a cercare terreni da scavare negli Appalachi dell’Alabama, con una abilità invidiabile: non sbaglia mai. Acquista piccoli appezzamenti, trivella e trova il greggio. Tanto che il suo ex datore di lavoro vorrebbe vendicarsi rubandogli i terreni migliori; e così la sfida diventa quella fra un miliardario inacidito, che ha tutto ma è insoddisfatto, e un giovane che ha poco, ma è benvoluto da tutti, e sorvola i campi libero sul suo aeroplanino, scrutando quell’«antico, misterioso mare inaridito» che aveva visto estinguersi migliaia di specie diverse ma che ancora dava i suoi frutti, a saperlo interpretare nel modo giusto, poiché «il petrolio e il gas di tutte quelle vite e di quel calore stavano solo seicento metri sotto il verde vivo del presente».

E poi in Le leggende sugli orsi ci sono Trapper e Judith, che abitano isolati in Alaska: lui cacciatore appassionato di combattimento con gli orsi, lei una spilungona con il 46 di piede, ed è proprio sfruttando tanta lunghezza che cerca di fuggire da un legame ossessivo e totalizzante. I due si rincorrono fra boschi e ghiacci, pelli di lupi e odori, sangue di cervo e trappole, in una storia d’amore che nella fatica e nell’inseguimento si approfondisce e paradossalmente sembra rinforzarsi: «È solo una questione di dove uno decide di custodire il suo cuore - riflette Judith - O lo custodisce nei boschi, o nel palmo della sua mano».

Il cuore della protagonista di Il cielo, le stelle, la wilderness è chiaro dove sia custodito: nella terra di famiglia, un ranch nell’ovest del Texas. Sotto una quercia centenaria è sepolta sua madre. Il nonno le ha insegnato a nominare ogni creatura e ogni anfratto della notte e del giorno, poiché il pericolo è in agguato: «La storia naturale del Texas viene sacrificata sull’altare della generalizzazione! Devi fare attenzione! - le ripete fin da quando è bambina - Devi conoscere i nomi, prima che si perdano». Per il nonno, «ogni cosa appartiene a un luogo - a un luogo solo - e non a tutti o a nessuno»: il seme della natura selvaggia cresce solamente nella cura, nell’impegno, nell’amore che è il vero talento degli uomini. Appartenere a una terra è una fortuna e una responsabilità, ed è la certezza che «all’essenza degli essenziali: suolo, acqua, carbonio, cielo» torneremo, anche se talvolta lo dimentichiamo. «Cerimonia. Da quando l’abbiamo perduta, abbiamo perduto tutto, e non siamo che erranti nel buio, come polli o agnelli in attesa delle aquile».

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