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Più libri più liberi, nuova polemica: ammessi anche editori "grandi"

Dopo l'esclusione di Idrovolante per mancanza di spazio, l'accusa è di avere infranto la regola sul tetto di 10 milioni di euro di fatturato

Più libri più liberi, nuova polemica: ammessi anche editori "grandi"
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Polemiche senza fine a Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria che si svolgerà a dicembre a Roma.

Archiviata per il momento (pur con alcuni strascichi dopo l'esclusione della casa editrice Idrovolante) la discussione sulla dichiarazione di antifascismo c'è un nuovo fronte che tiene banco e riguarda la partecipazione di alcune case editrici che superano il fatturato di 10 milioni di euro contravvenendo al regolamento della fiera. Si tratta di un tema che viene posto da vari anni dagli editori ma che assume particolare delicatezza in questa edizione, in particolare dopo le parole di Giorgia Meloni contro la dichiarazione di antifascismo.

L'intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera dal presidente dell'Aie Innocenzo Cipolletta, da quanto apprende il Giornale, è stata accolta con irritazione da ambienti vicini al governo. Invece di lasciar cadere la polemica e andare oltre, è il senso del ragionamento, si è voluto ribadire il tema dell'antifascismo arrivando addirittura a utilizzare il termine «ricatto» sul finanziamento pubblico che riceve la manifestazione.

Il regolamento della fiera parla chiaro e ogni editore partecipante deve sottoscrivere un'autocertificazione di «rispetto dei requisiti di ammissione e accettazione» in cui dichiara che: «Potranno inoltrare domanda di ammissione solo le Case Editrici il cui fatturato netto relativo all'anno 2025 non abbia superato i 10 milioni di euro e il cui capitale sociale non appartenga in misura superiore al 25% a Case Editrici o Gruppi Editoriali con fatturati netti relativi all'anno 2025 superiori ai 10 milioni di euro».

Eppure tra gli editori ammessi in fiera ci sono alcune case editrici che superano questo importo, un esempio su tutti Laterza che ha fatturato 14.324.080 euro nel 2024. Nessuno discute il valore del catalogo di questi editori quanto il rispetto del regolamento anche perché, negli anni passati, la loro partecipazione era avvenuta con un escamotage, ovvero la gestione dello stand da parte di librai.

La questione è stata posta non dagli editori di destra al centro delle polemiche nelle ultime settimane ma da alcune case editrici in prima linea nella battaglia sull'antifascismo. Come racconta a il Giornale un editore, lo scorso anno è stata creata una chat su whatsapp per coordinare l'appello contro la partecipazione di Passaggio al Bosco a Più libri più liberi in cui negli ultimi giorni vari editori politicamente schierati a sinistra hanno sollevato il tema della presenza in fiera di marchi il cui fatturato supera quello indicato nel regolamento. Ne è nato (come già avvenuto con il caso Caffo due anni fa e con il patentino quest'anno) uno scontro tutto interno alla chat degli editori antifascisti sull'opportunità o meno della presenza in fiera di queste case editrici.

Perplessità condivise da Manuel Grillo di Settecolori secondo cui: «Dispiace per l'esclusione di Idrovolante: le motivazioni legate allo spazio appaiono poco convincenti, soprattutto se, nello stesso tempo, trovano posto realtà dell'editoria a pagamento o soggetti che sembrerebbe, in base allo stesso regolamento, non avrebbero titolo a partecipare». Michele Silenzi di Liberilibri aggiunge: «Invece di pensare alla ridicola autocertificazione, forse gli organizzatori della Fiera avrebbero dovuto vigilare meglio sui bilanci degli ammessi. Visto che mi risulta che alcuni degli editori ammessi sforano il tetto dei dieci milioni di euro di ricavi, che gli stessi organizzatori avevano messo come limite massimo! Come mai non si è vigilato su questo?».

Anche Della Passarelli, direttrice editoriale di Sinnos Editrice e presidente di Adei, Associazione degli editori indipendenti, sostiene che «Adei è consapevole della questione, già sollevata in precedenti edizioni» ma aggiunge che «non è aprendo nuove polemiche di cui poco si capisce senza conoscere il contesto, che si affronta il problema delle fiere. Non va infatti distolta l'attenzione dall'obiettivo, almeno per Adei, cioè l'impegno comune per riportare al centro i libri e la lettura».

Eppure l'esclusione di alcune case editrici motivata da ragioni di spazio e l'accettazione di marchi il cui fatturato è superiore a quello previsto dal regolamento potrebbero aprire la strada anche a ricorsi legali che alcuni editori esclusi stanno valutando.

La partecipazione alla fiera di case editrici non ascrivibili alla categoria di piccola e media editoria è ancor più sensibile del dibattito sulla dichiarazione di antifascismo perché trasversale e condivisa pressoché da tutte le case editrici presenti a Più libri più liberi che oggi si chiedono: perché sono consentite eccezioni? In base a quali criteri? Domande a cui l'Aie, interpellata dal Giornale, non ha saputo rispondere.

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