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Letteratura

Viaggio nel Seicento tra i Promessi Sposi, le mura spagnole e il primo Barocco

Non solo peste: nella città del cardinale Borromeo si potevano (e si possono) ammirare chiese e palazzi di rappresentanza

Casa degli Omenoni

Il terzo nucleo narrativo dei Promessi Sposi, dal capitolo 11 al 17, si incardina sulle avventure milanesi di Renzo Tramaglino. Diretto al convento di padre Bonaventura, arriva tra il 10 e l’11 novembre 1628 - giorno di san Martino - e in città, a causa della carestia, è appena scoppiata la «rivolta del pane». È una Milano a tinte fosche e toni cupi, gorgo di perdizione, tentazioni e passioni violente, preda del male fisico e morale. Immagini scolpite nella memoria di intere generazioni: la colonna di San Dionigi, la famigliola infarinata e vestita di stracci, l’assalto al forno delle grucce, la dissennata arringa alla folla, la discesa agli inferi nell’osteria della Luna piena. A don Lisander le fonti storiche certo non mancavano, a partire dall’erudito Giuseppe Ripamonti, vissuto all’epoca della peste. Ma era proprio così la Milano del Seicento? O meglio, era «solo» questa?

Circondata dalle mura spagnole, realizzate fra il 1548 e il 1562 (ne restano tracce specie all’altezza delle Porte), la città conobbe fino ai primi del Seicento un periodo di relativa tranquillità, grazie anche alla lunga presenza del cardinale Federico Borromeo (1595-1631); ciò permise fra l’altro la realizzazione di opere importanti, tra edifici di culto e palazzi di rappresentanza, che ancor oggi caratterizzano la forma urbis. Partiamo dalla Biblioteca Ambrosiana (piazza Pio XI, 2), voluta proprio dal Borromeo nel 1607 e aperta due anni più tardi come prima biblioteca «pubblica». Tornando al Manzoni, non si può non ricordare la chiesa di San Fedele, nella vicina piazza omonima, cui lo scrittore fu profondamente legato (morì in seguito a una caduta sul suo sagrato, nel 1873). L’edificio, voluto nel XVI secolo da Carlo Borromeo per i Gesuiti, ospita tesori artistici di pregio, specie nelle cappelle laterali. Vi lavorarono fra gli altri Francesco Maria Richini, che realizzò l’abside, Simone Peterzano, Giovanni Battista Crespi «il Cerano», Bernardino Campi, Ambrogio Figino.

In pochi passi si raggiunge Palazzo Marino, oggi sede del Comune: costruito intorno al 1560 su commissione del mercante genovese Tommaso Marino, si orientava originariamente proprio verso San Fedele. Vi lavorarono molti scultori della Fabbrica del Duomo: nel cortile furono raffigurate le Fatiche di Ercole e le Metamorfosi di Ovidio. Nel Salone d’onore (oggi Sala Alessi) vennero dipinte le Nozze di Amore e Psiche. Nel 1632 il palazzo passò agli Omodei, finanziatori del governo spagnolo: al piano terra si riscuotevano le tasse, il piano nobile era affittato a uomini di rango.

Nella Milano del Seicento spiccava anche il Palazzo dei Giureconsulti (piazza Mercanti 2), monumentale esempio di manierismo lombardo realizzato a partire dal 1562. Più o meno coevo, sul lato opposto di piazza Duomo troviamo Palazzo Reale, già del Broletto Vecchio: vi si insediarono i governatori spagnoli, che portarono l’opera a completo compimento e diedero il via ai lavori per le sale di rappresentanza, facendo restaurare il corpo dell’edificio da Domenico Giunti. Proprio accanto, il Palazzo Arcivescovile fu voluto da Carlo Borromeo, che decise di insediarvisi e nel 1565 iniziò i lavori di rifacimento.

Agli stessi anni risale l’edificazione della curiosa Casa degli Omenoni, al civico 3 dell’omonima via non distante da piazza della Scala. All’aretino Leone Leoni, scultore al servizio di Carlo V e Filippo II di Spagna e padre dell’artista Pompeo, si deve la costruzione del palazzo, che divenne la loro abitazione e sede di collezioni di grande valore. La cifra caratteristica sono gli otto colossali telamoni ispirati alla statuaria romana: rappresentano altrettante stirpi barbare soggiogate dall’Impero.

Su via Verdi, a pochi passi dal Piermarini, ci imbattiamo nel capolavoro del Richini, quella Chiesa di San Giuseppe edificata tra il 1607 e il 1630 che segna ufficialmente l’esordio del Barocco milanese (l’architetto, di ritorno da un soggiorno in Italia Centrale, si ispirò a modelli romani). Addentrandoci in pieno Seicento troviamo Palazzo Durini (via Durini 24), commissionato a Richini nel 1645 e, più tarda, l’adiacente chiesa di Santa Maria della Sanità. Interventi seicenteschi si annoverano nella Chiesa di San Bernardino alle Ossa (piazza S. Stefano), la cui facciata venne rifatta nel 1679 da Andrea Biffi, e soprattutto in S. Alessandro in Zebedia (piazza S. Alessandro), iniziata nel 1601 e terminata nel 1658. Un percorso nella Milano spagnola non può prescindere da ciò che resta delle mura: ci limitiamo a ricordare i tratti visibili in piazzale Medaglie d’Oro (Porta Romana) e ai Bastioni di Porta Venezia dove, oltre la cinta, si estendeva il grande quadrato del Lazzaretto.

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