Libia, Frattini: sapevano di pescare illegalmente Monsignor Mogavero (Cei): "Il governo è inerte"

Dopo l'attacco al peschereccio italiano, il ministro Maroni: "Non doveva accadere, la Libia si è scusata". Ma il Viminale avvia un'inchiesta. Frattini: "Non cambiano i rapporti tra i due Paesi". Monsignor Mogavero, presidente del Consiglio Cei per gli Affari giuridici: "Preoccupa che non ci sia alcuna iniziativa che affronti la questione"

Libia, Frattini: sapevano di pescare illegalmente 
Monsignor Mogavero (Cei): "Il governo è inerte"

Roma - "Quello che è successo l’altroieri sera è un fatto che non doveva accadere e la Libia si è scusata". Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, spiega di aver aperto un'inchiesta sulla vicenda del motopescereccio siciliano mitragliato da una motovedetta libica sulla quale erano presenti anche alcuni militari italiani come osservatori. "Immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave con clandestini - spiega il titolare del Viminale - ma con l’inchiesta verificheremo ciò che è accaduto". Il ministro degli Esteri, Franco frattini, assicura che l'attacco è stato "un incidente grave" che però "nulla cambia nei rapporti" tra Italia e Libia.

L'inchiesta del Viminale Il ministro leghista fa sapere di voler capire quello che è successo: "La motovedetta libica è una delle sei che abbiamo consegnato al paese nordafricano sulla base di un accordo siglato nel 2007 dall’ allora ministro Giuliano Amato". A bordo, precisa Maroni, "ci sono militari italiani che per un periodo forniscono assistenza tecnica ai libici, ma non hanno funzioni di equipaggio. Ieri abbiamo ricevuto il loro rapporto, non sono stati coinvolti nell’operazione e oggi faremo una riunione al ministero per verificare ciò che è accaduto". Il titolare del Viminale pensa, infatti, che "si sia trattato di un incidente grave, ma pur sempre un incidente: studieremo le misure perchè non accada più".

Frattini: "Non cambiano i rapporti" "Abbiamo avuto doverose scuse ufficiali dalla Libia - spiega Frattini - Moussa Koussa (il ministro degli Esteri libico) mi ha cercato per confermarmele in modo diretto e personale". Il titolare della Farnesina spiega che la Libia ci informerà sui risultati della sua inchiesta ma ha sottolineato che quello che è avvenuto rientra in un problema che va avanti da molti anni. Lo spazio marittimo in cui è avvenuto l’incidente è considerato dalla Libia come proprio mare territoriale "nel quale pacificamente i pescherecci italiani vanno a pescare in molti casi non succede niente, in altri ci sono incidenti come sequestri di pescherecci, a volte arresti di marittimi italiani che poi sono stati sempre rilasciati rapidamente". Frattini spiega che il governo italiano "ha cominciato a lavorare per definire un accordo di pesca italo-libico: si tratta di una questione vitale". Frattini ricorda che "con la Tunisia per regolare un analogo problema vi sono stati sette anni di negoziati". Infine il ministro parla della questione delle regole di ingaggio della Marina libica: "Nell’accordo del 2007 non si dice che quelle pattuglie debbano lavorare esclusivamente su operazioni anti-immigrazione". Secondo Frattini si tratterebbe di "una precisazione che potrebbe essere utile" a evitare ulteriori incidenti.

Tentato omicidio plurimo La procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta ipotizzando anche il reato di tentato omicidio plurimo agravato a carico di ignoti nell’ambito dell’indagine sul mitragliamento dell'Ariete. Ieri la procura aveva disposto accertamenti - che sono stati delegati al Ris dei carabinieri - sui fori di entrata dei proiettili per verificare se i militari libici abbiano sparato ad altezza d’uomo. L’inchiesta a carico di ignoti ipotizza pure il reato di danneggiamento di natante come previsto dal Codice della navigazione. L’indagine è coordinata dal procuratore Renato Di Natale dall’aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto procuratore della Repubblica Luca Sciarretta. La procura ha disposto il sequestro del peschereccio sul quale verranno effettuati rilievi da parte del Ris dei carabinieri sia sui fori di entrata dei proiettili sia sui dispositivi Gps a bordo del peschereccio, al fine di verificare l’esatta posizione al momento dell’incidente dell’imbarcazione italiana.

Monsignor Mogavero: governo inerte "Assistiamo a una vera e propria inerzia del governo italiano": così il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, presidente del Consiglio Cei per gli Affari giuridici, commenta la vicenda del motopeschereccio siciliano bersagliato dai colpi di una motovedetta libica. "Quello che preoccupa molto è che non ci sia nessuna iniziativa politica che metta mano quanto meno ad affrontare la questione della competenza circa le acque del Mediterraneo". "Noi siamo molto preoccupati - aggiunge il vescovo - per la facilità con cui si mette mano alle armi e si attenta alla vita delle persone".

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