Esistono profumi che chiedono il permesso. Si posano sulla pelle con discrezione, aspettano di essere notati, si scusano quasi di esserci. E poi ci sono quelli che entrano in una stanza prima di chi li indossa, si siedono, accavallano le gambe e decidono loro il tono della conversazione. «0.4 Fuoco», la nuova creazione di Maurizio Scilla e Simone Conzato per 03 Studio Lab, appartiene senza esitazioni alla seconda specie. Non fa anticamera. Arriva.

Tutto comincia con un gesto. Un blocco scuro, ruvido, che sembra strappato al fianco di un vulcano, si apre in due. E dalla materia nera affiora il rosso di un flacone tondo, acceso come una brace trattenuta nel vetro. Lo si guarda e si pensa alla pietra lavica, al carbone ancora tiepido, alla roccia che il fuoco lo ha attraversato e ne porta addosso i segni. Poi lo si prende in mano e arriva la sorpresa: non pesa niente. Perché quella pietra non è pietra. È polistirolo riciclato, modellato e rifinito dalle maestranze di Artigiana Polistirolo di San Marino fino a ingannare l’occhio. Il materiale più umile e leggero del mondo, quello che di solito finisce nel cassonetto dopo aver protetto un elettrodomestico, trasformato in un oggetto che ha la presenza di un monolite. C’è dell’ironia in questo, e anche una lezione: l’apparenza non è menzogna quando diventa racconto.
Del resto Scilla e Conzato vengono dall’interior design, e si vede. Sanno che un profumo comincia a parlare molto prima di essere spruzzato, che la scatola è il prologo e il flacone il primo capitolo. L’avevano già sperimentato con «0.3 Origine», il loro profumo precedente, custodito in un involucro che imitava la pietra naturale. Il metodo è lo stesso: cercare connessioni tra mondi che normalmente non si parlano, e costringerli a trovare una lingua comune.

Poi, certo, c’è l’essenza. E il sottotitolo che i due autori le hanno cucito addosso, l’essenza dell’istinto, in un’epoca in cui tutto viene calcolato, filtrato e possibilmente approvato da un algoritmo, suona quasi come una provocazione. L’istinto, quella cosa antica che ci faceva voltare per strada senza sapere perché, qui viene restituito a chi ha ancora voglia di fidarsi del naso più che della testa. La partenza è un piccolo azzardo: mandorla amara e spezie. La mandorla amara ha qualcosa di letterario, sa di romanzo giallo e di pasticceria di famiglia insieme, di tentazione e di casa. Nel cuore si incontrano vaniglia, cedro e oud: la dolcezza che consola, il legno che sostiene, e quella nota resinosa, scura, quasi notturna, che l’Oriente regala da secoli a chi sa maneggiarla con giudizio. Sul fondo, quando la serata è avanzata e le parole si fanno più lente, restano muschio e ambra grigia. È lì che un profumo dice davvero chi è: non nei primi minuti, quando tutti fanno bella figura, ma nelle ore successive, quando resta solo la verità.
Il battesimo avverrà a Riccione, al Palazzo del Turismo di piazzale Ceccarini, nell’ambito di Snouf Exclusive, la rassegna dedicata alla profumeria di nicchia che riunisce creatori, addetti ai lavori e appassionati. Per 03 Studio Lab è un ritorno: l’anno scorso c’era stata la sfilata olfattiva di «0.3 Origine». Stavolta l’appuntamento è venerdì 30 ottobre, dalle 17 alle 18, e chi si aspetta la solita presentazione con flûte e cartella stampa farà bene a ricredersi.

Ad accogliere i visitatori ci saranno due elementi antracite alti quattro metri e, al centro, un espositore che sembra un frammento di vulcano: nero grafite, superfici rocciose, un piano lucido su cui poggiano flacone e confezione. Appena sotto, una fessura sottile di luce rossa, come una vena incandescente che attraversi il blocco. E qui la materia, che fin lì sembrava muta, comincia a cantare. Dentro l’espositore è nascosta la tecnologia Wallplayer, un sistema brevettato che trasmette vibrazioni sonore alle superfici e le trasforma in casse acustiche: un vetro, uno specchio, un piano di legno diventano sorgenti di musica. Mentre il blocco suona, un nebulizzatore diffonde nell’aria la fragranza. Un unico oggetto che custodisce il profumo, lo emana e lo accompagna con la musica. Il fuoco, insomma, non si limita a scaldare: ha anche una voce.
E siccome il fuoco, prima ancora che un elemento, è un sentimento, a dargli corpo ci penserà il tango. Efrem Bianchi e Krystyna Beloventseva, maestri della El Flete Tango Academy di Riccione, porteranno in scena il ballo che più di ogni altro sa raccontare l’attrazione senza dire una parola: l’abbraccio che è fiducia, le pause che sono attesa, i passi che sono un continuo chiedere e concedere. Difficile immaginare un abito migliore per un profumo che si dichiara sensuale.
Il finale, come si conviene sulla Riviera, è affidato al bicchiere. Victor di viale Ceccarini ha studiato per l’occasione un cocktail olfattivo ispirato a «0.4 Fuoco», offerto durante la presentazione: perché anche il gusto, in fondo, passa per il naso.
C’è qualcosa di bello nel fatto che una storia del genere nasca dall’incontro di due persone e poi chiami a raccolta artigiani, tecnici, ballerini, barman. Perché il profumo, prima di essere un prodotto, è sempre una conversazione: tra chi lo crea e chi lo indossa, tra chi lo indossa e chi gli passa accanto. Scilla e Conzato hanno scelto di aprirla con la parola più antica e più pericolosa di tutte. Fuoco. Chi ha voglia di bruciarsi un po’, sa dove trovarlo.
