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"Botticelli e Hokusai: nelle nostre opere rivivono 500 anni di capolavori"

Il vicepresidente e direttore creativo del gruppo, Giorgio Damiani, presenta la nuova collezione: "Sessanta pezzi unici. Il collier Impetuosa è ispirato alla grande onda di Kanagawa"

"Botticelli e Hokusai: nelle nostre opere rivivono 500 anni di capolavori"

Il motto latino Ars Gratia Artis (l'arte per l'arte) è diventato una straordinaria collezione di alta gioielleria che Giorgio Damiani, vicepresidente e direttore creativo del Gruppo fondato dalla sua famiglia 103 anni fa ha intitolato Arte Maestra. La collezione è ispirata da otto opere immortali di altrettanti artisti immensi: Botticelli, Caravaggio, Kandinsky, Van Gogh, Klimt e Monet senza dimenticare Hokusai che è considerato il Leonardo del Giappone e Jeon Seong, il celebre paesaggista della dinastia Joseon di Corea. "In tutto abbiamo creato 60 pezzi unici" racconta spiegando che per ogni opera c'è un collier che in laboratorio chiamano hero piece: il pezzo chiave da cui ha origine un'intera famiglia di gioielli. Presentata nell'incredibile cornice di Villa Pliniana a Torno, sul lago di Como, la collezione è già stata in gran parte venduta (voci di corridoio dicono all'80%) un successo incredibile visto l'altissimo costo degli oggetti. Si calcola che i prezzi oscillino da un minimo di 200, 300mila euro fino a svariati milioni. Qui di seguito Giorgio Damiani racconta la storia di una grande sfida creativa vinta per amore dell'arte e dell'alta gioielleria italiana.

Con quale criterio avete scelto le opere e gli artisti?

"Siamo partiti da ciò che l'arte insegna a tutti noi: un'idea di bellezza universale e senza tempo. Ci sono 500 anni di storia tra le opere e gli artisti su cui abbiamo lavorato e non dimentichiamo gli aspetti pratici con cui ci siamo dovuti misurare. Per esempio se non avessimo trovato un bellissimo diamante da 3 carati tagliato a triangolo non saremmo riusciti a creare Impetuosa, il collier ispirato da La grande onda di Kanagawa, il capolavoro di Hokusai conservato al Metropolitan Museum di New York che fa parte della celebre serie Trentasei vedute del Monte Fuji".

Tre carati non sono un po' pochi per l'alta gioielleria?

"In questo caso la particolarità è il taglio a triangolo che tecnicamente si chiama trilliant e non è affatto comune soprattutto nel caso di un diamante F Color, cioè quasi incolore e quindi di altissima qualità. Comunque sia nel solo collier ci sono 731 zaffiri azzurri e blu per un totale di 52,49 carati, 63 tormaline Paraiba taglio brillante come i 347 diamanti G-H Color che, tutti insieme, fanno 22,22 Carati. In questa come in tutte le collezioni di alta gioielleria contano tanto le pietre quanto le lavorazioni ma la cosa più importante è l'unicità".

Qual è stata l'opera più difficile da tradurre in gioiello?

"È quasi impossibile rispondere perché per realizzare un progetto come questo ci vuole più di un anno di duro lavoro. Infatti stiamo già lavorando sull'alta gioielleria del 2027. Certo alcune opere hanno caratteristiche talmente forti che non è stato per niente facile tradurle con il linguaggio dell'alta gioielleria. Penso a Malia, il collier ispirato dalla celebre Rotella con la testa di Medusa che Caravaggio dipinse intorno al 1598. Prima di tutto abbiamo dovuto creare una struttura intricata: come serpenti che s'intrecciano sinuosi. Per cui il primo problema da risolvere era trovare 13 rubini certificati a goccia e con la stessa sfumatura intensa di rosso che rappresentano la testa delle serpi. Poi abbiano dovuto creare con le pietre lo stesso affascinante effetto chiaro-scuro che l'artista ha creato con la pittura. Per cui le gemme più scure tipo i diamanti neri sono state posizionate nella parte più bassa della collana, mentre in alto abbiamo messo diamanti brown e alessandriti a catturare la luce. In buona sostanza solo per Malia abbiamo dovuto incastonare più di 1850 gemme in un modo a dir poco speciale".

È il più alto numero di pietre usato?

"Ma no! La collana Florèa ispirata dall'Allegoria della Primavera di Botticelli è composta da 2500 pezzi tutti assemblati a mano. Invece per En Plein Air il collier dedicato alle Ninfee di Monet abbiamo letteralmente sudato sette camicie per riprodurre con le pietre i giochi e i colori dell'acqua. Inoltre al centro c'è un incredibile smeraldo colombiano di oltre 10 carati nel più bel tono Vivid Green Muzo".

Come mai avete scelto un artista coreano che non è molto noto al grande pubblico?

"Abbiamo molti clienti in Corea per cui era giusto studiare la loro storia dell'arte per capire se trovavamo spunti interessanti. L'opera Leisurely Cat in Autumn del pittore coreano Jeong Seon ci è sembrata perfetta. Inoltre l'artista è vissuto tra la fine del '600 e i primi 50 anni del '700: l'epoca d'oro della dinastia Joseon che è spesso protagonista delle serie televisive coreane molto seguite anche qui da noi"

Tra opere e gioielli ha qualche preferenza?

"Impossibile dirlo: sono pezzi unici anche per chi li fa, ogni volta ti trovi davanti a un ostacolo da superare. Vincere è sempre bello ma qui sai bene di non poter perdere perché se perdi il gioiello non esce".

Thomas Harris autore del romanzo Il silenzio degli innocenti da cui è stato tratto l'omonimo film attribuisce al serial killer Hannibal Lecter l'intenzione di girare il mondo per vedere tutti i 36 quadri attribuiti a Veermeer.

Le cosa pensa di fare?

"Io ne ho solo otto e di questi cinque sono in Europa per cui li molti li ho già visti e in ogni caso li potrei vedere facilmente. Comunque ormai ho una conoscenza per così dire carnale di queste opere".

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