È la materia che genera il pensiero o il pensiero che genera la materia? A questa domanda Maria Grazia Chiuri risponde come Giordano Bruno, il filosofo più eretico e geniale del rinascimento che riconosceva alla mente un potere assoluto. Così nella sua prima alta moda per Fendi riprende l'idea dell'upcycling delle pellicce lanciata lo scorso febbraio con il prét à porter. Stavolta però a questa bellissima trovata che salva un mestiere in via d'estinzione come quello del pellicciaio senza condannare a morte altri poveri animali, la stilista romana aggiunge un serrato dialogo tra i diversi atelier della maison: leggero, pesante, pelle e dintorni.
Il risultato sarebbe fantastico se la sfilata non si svolgesse nei grandiosi spazi della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma in cui aleggia lo spirito di Palma Bucarelli la donna che per 35 anni ha guidato il museo salvandone tra l'altro le opere dai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale.
Il percorso è talmente complesso e lontano dal pubblico che alla fine non capisci che il vestito in pizzo nero è uno strepitoso ricamo su pelle oppure che la cappa lunga fino ai piedi è fatta da infinite strisce di visone bianco-pergamena lavorate tra l'altro a spina di pesce. Ancor più complesso intuire che l'abito da giorno a rigne di chiffon bianco e nero nasce da un incredibile lavoro d'intarsio e non da un'unica stoffa rigata. Il messaggio arriva forte e chiaro agli addetti ai lavori della moda con la pelliccia costruita intarsiando a chevron strisce di pelo bianche e nero, ma a questo punto della narrazione entra in scena un'altra fonte d'ispirazione: l'eleganza dela stilista Emilie Flöge, musa e amante (oltre che cognata) di Gustav Klimt. Il pittore del cosiddetto Jugendstil (l'art Nouveau nei Paesi di lingua tedesca) la ritrasse nella sua opera più celebre - il Bacio oltre a immortalarne la bellezza in un indimenticabile ritratto.
La maggior parte dei modelli sono tagliati a kimono e non segnano il punto vita oltre a essere rigorosamente bianchi o neri oppure bianchi e neri. Inevitabile a questo punto pensare all'indimenticabile collezione Hoffman che Valentino fece per la couture autunno/inverno '89/90, una pietra miliare della moda. Madame Chiuri puntualizza che il secessionismo era una vera passione di Karl Lagerfel, l'uomo alla guida creativa di Fendi per 53 anni. Alla sua figura leggendaria è dedicata After Un percorso di lavoro Fendi/Karl Lagerfeld, remake della mostra organizzata sempre alla GNAM di Roma nell'ottobre del 1985 per i primi 20 anni della collaborazione. Oltre ai capi, ai disegni e ai cartamodelli dell'immaginifico designer tedesco, si può vedere fino a ottobre anche Histoire d'eau, il film promozionale girato all'epoca da Jacques de Bascher il grande amore platonico di Karl e in contemporanea amante maledetto di Saint Laurent.
Invece nel Palazzo della Civiltà italiana c'è la strepitosa mostra a cura di Maria Luisa Frisa, Una favola del futuro: 10 anni di Fendi Couture.
Qui ci si perde nell'immensa creatività di Lagerfeld e si rivaluta perfino il lavoro di Kim Jones, il suo successore britannico che oggi disegna Areal, un nuovo brand di lusso lanciato dal colosso cinese Bosideng. Insomma tanta roba, pure troppa per una collezione d'alta moda che sembra ma non è per niente semplice come prét à porter.