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L'ultima frontiera del superfluo: i cerotti firmati da Hermès

In pelle, costano 140 euro. Realizzati dall'atelier della maison che ricicla gli scarti, non curano ferite ma... lo status

L'ultima frontiera del superfluo: i cerotti firmati da Hermès
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Risolve un problema che non abbiamo, a un prezzo che non ha senso, con una funzione da inventare. È il lusso dell'inutile in limited edition. Peraltro già esaurito. O più precisamente, come si affrettano a informare sull'e-commerce ufficiale di Hermès, in caratteri quasi invisibili sopra al pulsante "aggiungi al carrello": "purtroppo questo prodotto non è più disponibile". Purtroppo...

Il prodotto in questione è un set di tre "bende" - così le definisce la maison - che imitano alla perfezione i classici cerotti inventati nel 1920 da un dipendente della Johnson & Johnson, Earle Dickson pensati per la moglie un po' maldestra che si tagliava spesso cucinando. Un secolo dopo la "cura" proposta da Hermès è di tutt'altro tipo. Il gioiellino non protegge le ferite, ma la salute dello status, straordinaria patologia del nostro tempo. In pregiata pelle di agnello, declinate nei toni del beige, del giallo, del rosso e del blu, marchiate con il logo "Petit h" ben in vista, le bende sono vendute in confezione da tre, alla non simbolica cifra di 140 euro. Pronte a diventare l'ultimo feticcio di lusso contemporaneo, hanno inevitabilmente scatenato il dibattito. C'è chi parla di intuizione geniale appellandosi alla sostenibilità degli scarti d'alta gamma (purché perfetti). Chi sdrammatizza facendone un provocazione artistica e chi ironizza sull'ennesimo eccesso del fashion system. Eppure, nel mondo Hermès le tre bende si appiccicano (o quantomeno vorrebbero) a una loro coerenza interna. Appartengono all'universo "Petit h", il laboratorio della maison dedicato al riuso creativo degli scarti, dove pellami e rimanenze di seta si trasformano in pezzi unici, ludici e un po' assurdi sicuramente sempre dai prezzi proibitivi: specchio da tasca (1.850 euro), album fotografico (1.090 euro). È il luogo dove persino un cerotto, l'oggetto meno glamour del mondo, l'anti status symbol per eccellenza, simbolo dell'emergenza, economico, provvisorio, tanto anonimo quanto utile si trasforma in un oggetto del desiderio. Un'operazione ai limiti dell'impossibile, che racconta molto di ciò che la moda è diventata, o forse non è più. Che non vende più solo abiti, belli, bellissimi, o anche brutti e bruttissimi spesso. Vende appartenenza. Vende micro-identità. Qui non si compra un accessorio ma l'illusione di fare parte di un codice ristretto, di un gioco per iniziati. Non è ironia (e infatti comunque la guardi non c'è proprio niente da ridere...): è il lusso che si autocelebra mentre finge di essere ironico? La certificazione che il superfluo non basta più e serva l'inutile assoluto? Il cerotto di Hermès non cura ferite, cura l'ansia di restare "fuori", un lasciapassare simbolico dentro un mondo in cui anche l'inutile deve essere firmato per esistere. Non è la prima volta. E certo non sarà l'ultima. La santificazione del logo aveva già punto a suo tempo con la spilla da balia di Prada. Un tempo il primo passo nell'universo Hermès era un foulard, regalo di passaggio tra generazioni. Oggi il rito d'ingresso passa da un cerotto in pelle di vitello, venduto come "oggetto riparatore" "per occhiali, per nascondere un piccolo difetto, per appendere le foto preferite o i messaggi d'amore, o per chiudere un sacchetto con un tocco di impertinenza, per nascondere la videocamera del computer o semplicemente per personalizzare un prodotto", suggerisce la maison. Su una scarpa, persino sul manico di un cacciavite, "decisamente decorativa, ogni benda è perfetta per riparare e far durare a lungo un oggetto" (cit. Hermès). Promette di riparare tutto, tranne ciò che davvero si è rotto. E così, alla ricerca di un senso spolverato di sostenibilità che celebra l'eccesso, il cerotto diventa metafora perfetta del presente. Non guarisce, copre. Non risolve, decora. Non serve, comunica.

E se anche l'inutile diventa necessario, allora sì: il gioco è fatto. Per chi volesse giocare non resta che bazzicare il mercato del resale dove i ben informati dicono di avere intravisto tracce di cerotti (chissà a che prezzo...) come una capsule già diventata un mito. Di cosa, chissà.

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