L'imparzialità delle toghe

Silvio Berlusconi si lamenta spesso di essere perse­guitato dagli av­versari politici e dai magi­strati. E il dubbio ti viene: magari esagera. Ma non fai in tempo a pensarlo, che la realtà si incarica di confermare i suoi peggio­ri sospetti. Con gli inte­ressi. Quel che sta avve­nendo in Parlamento è sotto gli occhi di tutti, con gli ex fascisti rifatti pronti ad allearsi con chiunque, dai democri­stiani ai comunisti ai for­caioli, pur di disarciona­re il Cavaliere, alla faccia degli elettori e degli inte­ressi del Paese. E tuttavia lo squallido show della politica rischia di mette­re in ombra quanto si va architettando in altri Pa­lazzi, quelli di giustizia, nei quali la prescrizione è uguale per tutti tranne che per il premier e la trat­tativa mafia-Stato esiste solo ed esclusivamente se può essere usata con­tro di lui: se dietro a quel­li dei boss scampati al 41 bis si profilano i volti di Conso, di Ciampi o di Scalfaro, l’argomento perde immediatamente interesse. Accade allora che i giu­dici impegnati su quel fronte si ritrovino ad ave­re un sacco di tempo libe­ro. E quale miglior modo di impiegarlo che scate­narsi in un bello spettaco­lino anti Berlusconi? E così il procuratore di Pa­lermo, che indaga su tut­t­i i presunti misteri berlu­sconiani dal 1945 ai gior­ni nostri, parteciperà ve­nerdì alla «Notte del bun­ga bunga », simpatica ini­ziativa organizzata a Bo­logna dal partito di Anto­nio Di Pietro. Sul palco, accanto all’esimio magi­­strato, personaggi di cer­tificata imparzialità co­me l’attore- regista Dario Fo, il comico Cornac­chione, il vignettista Vau­ro, i giornalisti Marco Travaglio e Sergio Rizzo (quest’ultimo, immagi­niamo, convocato per te­s­timoniare quanto sia su­per partes il quotidiano per il quale scrive: il Cor­riere della Sera ). Imbarazzo? Figuria­moci. Vergogna? Non scherziamo, per favore. Timori che l’esibizione possa far credere che la sbandierata autonomia e indipendenza della ma­­gistratura siano favole per bambini? Macché: il­lustri precedenti hanno ormai convinto le toghe di essere immuni da insi­nuazioni ultraberlusco­niane di questo tipo. Il giudice Gandus ha potu­to sfilare contro il pre­mier e poi pronunciare una sentenza che lo ri­guardava con la massi­ma serenità d’animo. Il pm De Pasquale, attiva­mente coadiuvato dalla Corte, ha fatto straordi­nari giochi di prestigio con i termini di prescri­zione, sia nel processo Mills sia in quello per i di­­ritti Mediaset, tra gli ap­plausi di quasi tutti gli or­gani di stampa del Belpa­ese. E la lista finisce qui solo per mancanza di spazio. Del resto, è di tutta evi­denza, come usa dire il presidente della Came­ra, che la colpa è solo di Berlusconi, il quale non ha saputo curare i rap­porti con la magistratu­ra.

Doveva imparare da Fini, che ha coltivato te­nere amicizie con i rap­presentanti dell’accusa, come dimostra il celebre fuorionda con il procura­tore di Pescara Trifuog­gi, e ha goduto di ferrei se­greti istruttori (se neces­sario con sapiente depi­staggio dei media) e di iscrizioni-lampo al regi­stro degli indagati con ri­chiesta di archiviazione incorporata. E così ades­so può permettersi anco­ra di giocare allo statista.

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