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Il giorno dopo l’ammissione di Lavitola, FdI punge: “Report farà Report su Report?”. L’avvocato di Ranucci: “Teatro dell’assurdo”

Il partito di Giorgia Meloni chiede che vengano fatte le scuse alla premier da parte della sinistra

Lavitola si pente: "Spero che questa vicenda non rovini la vita a Ranucci"

Dopo aver fatto scena muta un mese fa, lo scorso 8 luglio, durante il primo interrogatorio, Valter Lavitola nel corso dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Rebibbia ha ammesso le sue responsabilità. Dice di essere stato lui a commissionare l’attentato esplosivo nei confronti di Sigfrido Ranucci, suo migliore amico, allo scopo (dice lui) di aumentarne la scorta. Ovviamente il gip e gli investigatori andranno più a fondo, anche perché le lacune di questa vicenda sono ancora troppe. Ma una cosa certa è che, nonostante le insinuazioni della sinistra, compresa Elly Schlein, su Fratelli d’Italia e il governo, tutte le accuse che sono piovute in tal senso sono infondate.

“Mentre Ranucci usando i soldi di tutti noi mandava in onda, su Telemeloni, servizi e servizi contro Giorgia Meloni, sempre Ranucci si preparava a candidarsi contro Giorgia Meloni organizzando sondaggi fatti insieme a quel Lavitola che ora è in carcere accusato di avergli messo una bomba sotto casa per accrescerne la popolarità. E la sinistra cosa fa? Secondo voi, dopo aver accusato Giorgia Meloni di aver creato un clima contro Ranucci, chiede scusa?”, ha dichiarato Giovanni Donzelli, capogruppo di FdI alla Camera. Domanda ovviamente retorica, quella dell’esponente del maggior partito di governo, perché ovviamente la sinistra “difende Ranucci, attacca Fratelli d’Italia e dice che la stampa è libera di dire quel che vuole. Sì, libera di dire quel che vuole la sinistra”.

Elly Schlein, però, non solo non chiede scusa a Meloni ma tace sul caso: dopo essere andata fino ad Amsterdam per difenderlo, immediatamente dopo l’attentato, con una tesi alquanto bizzarra che prevedeva l’invettiva contro le destre al governo per il clima d’odio contro Ranucci, da giorni parla di tutto tranne che di Ranucci. Sarà che si avvicinano le elezioni e ora il tema rischia di essere tossico per i sondaggi, ma intanto la segretaria del Pd di affida al silenzio. “Per anni Report ha indagato su rapporti, frequentazioni, telefonate e amicizie dei personaggi pubblici, spesso sollevando interrogativi e costruendo inchieste proprio su questi elementi. Oggi l’indagine sull’attentato a Sigfrido Ranucci indica Valter Lavitola come presunto mandante, che addirittura si autoaccusa. Ranucci resta la vittima e, secondo quanto emerso, non era a conoscenza del piano. Ma è stato lui stesso a definire Lavitola un amico con cui aveva rapporti frequenti. Dopo che nei mesi scorsi erano stati evocati persino possibili collegamenti con esponenti del Governo, ora è legittimo chiedere lo stesso livello di approfondimento sui rapporti Ranucci-Lavitola”, ha dichiarato il deputato di Fratelli d’Italia, Marcello Coppo. “Nessuna accusa impropria”, ci tiene a sottolineare Coppo, “solo una questione di coerenza. La trasparenza non può valere soltanto per gli altri. Report farà Report anche su Report?”.

Ci tiene a dire la sua anche Matteo Renzi, il quale sembra volersi togliere qualche sassolino dalle scarpe pur volendo rimanere garantista: “Per anni sono stato massacrato da Report sulla storia dell’autogrill, una vicenda allucinante su cui la verità è tutta da scrivere. Potete immaginare come dopo la confessione di Lavitola potrei dire molto. Potrei scrivere molto. Potrei ricordare cosa scrivemmo tre anni fa, quando facemmo esplodere il caso Lavitola/Ranucci: esplosione figurata, eh, era uno scoop, non una bomba”. Nel frattempo l’avvocato di Ranucci sostiene che la confessione di Lavitola “lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia, se il movente reale fosse effettivamente quello riportato”. Anche perché, ha aggiunto il legale, “Sigrfrido Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2021 confermata negli anni per la gravità delle minacce di morte ricevute e rigorosamente valutate dal Ministero dell’Interno”. Secondo l’avvocato anche la popolarità del suo assistito non aveva bisogno di alcun booster quindi, “se il movente è quello, si colloca tra l’inutile e il rassicurante, di certo lontano da ipotesi ben più gravi e gravose. Ovviamente un conto è la confessione, altro la valutazione della sua credibilità”.

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