L'imprenditrice di Confindustria alleata con i clan

L'ex vice presidente dell'associazione a Lucca indagata per aver chiesto favori alle cosche della ndrangheta. In cambio avrebbe favorito la loro infiltrazione negli appalti in Toscana

La mafia ha radici al sud ma interessi al nord. E, stando a quanto scoperto dall'antimafia di Catanzaro, a facilitarne la penetrazione nell'economia sono le stesse aziende del Nord.
Un imprenditrice di Lucca, Jolanda Zambon, di 48 anni, componente del Direttivo di Confindustria della città toscana e già vicepresidente dello stesso organismo, avrebbe avuto rapporti con le cosche di Cosenza della 'ndrangheta, alle quali si sarebbe rivolta per risolvere alcune questioni cui era interessata in Calabria.
È quanto è emerso dall'inchiesta condotta dalla Dda di Catanzaro che ha portato al fermo di sei presunti esponenti di vertice della 'ndrangheta di Cosenza, accusati di avere attuato un'estorsione ai danni di un imprenditore di Amantea (Cosenza), Salvatore De Seta, titolare di un'azienda per l'installazione di sistemi di sicurezza. Il ruolo di Jolanda Zambon nella vicenda scoperta dalla Squadra mobile di Cosenza, che ha eseguito i sei fermi, è di assoluto rilievo. Dalle indagini, infatti, è emerso che i sei fermati avrebbero più volte intimato all'imprenditore, con violenza e minacce di morte, di restituire alla Zambon alcuni assegni ricevuti dall'imprenditrice quale compenso per una consulenza di lavoro, oltre a 33 mila euro. De Seta nel 2009 aveva avviato una collaborazione con una delle aziende della Zambon. La quale, per tornare in possesso del denaro, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe interessato alcuni amici calabresi con i quali era già in contatto per progetti di lavoro da sviluppare, attraverso una seconda azienda per la lavorazione e produzione di materie plastiche, in provincia di Cosenza, anche nel settore dello smaltimento dei rifiuti.
Ed a loro volta le cosche avrebbero tentato, attraverso gli eventuali appalti ottenuti da Jolanda Zambon, di inserirsi nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Fondamentale per lo sviluppo delle indagini è stata la collaborazione di Salvatore De Seta, che ha deciso di collaborare con la polizia quando la pressione nei suoi confronti da parte delle cosche si era fatta particolarmente pressante e violenta.
«Quello che va sottolineato - ha detto, incontrando i giornalisti, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo - è l'intreccio, che in qualche misura diventa perverso, tra imprese del nord e criminalità calabrese».
La cosca coinvolta nella vicenda è quella composta dai gruppi Lanzino, Di Puppo e Patitucci. Delle sette persone nei confronti delle quali la Dda ha emesso i provvedimenti, soltanto una è sfuggita al fermo. Si tratta di Michele Di Puppo, di 46 anni, esponente di primo piano dell'omonima cosca.

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