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Linus, il pittore mancato che costruisce radio e pedala per tornare bimbo

A cinquant'anni dal suo debutto ai microfoni Pasquale Di Molfetta resta un punto di riferimento

Linus, il pittore mancato che costruisce radio e pedala per tornare bimbo

Lo Zuccherificio di Foligno non c'è più. Demolito, l'album di fotografie giallastre mostra l'altissima ciminiera, vetri spezzati, le entrate al magazzino denaturato, di fianco a quella del magazzino cattivo gusto, memorie della grande impresa italiana che ruotava intorno all'industria dolciaria. Foligno fu la prima terra promessa dei Di Molfetta. Michele era partito da Canosa di Puglia, erano gli anni Cinquanta, il tempo della speranza e della ripresa, dopo la guerra, la fabbrica umbra la luce per ricominciare.

Con lui stava Maria, poi moglie e madre. Nacque Maria Antonietta, in clinica fu un parto difficile, affannoso, tre anni dopo, Maria scelse di dare alla luce la seconda creatura ma stavolta in casa, incominciò così la vita di Pasquale, Linuccio per parenti e affini.

La famiglia era tipica delle gente del sud, c'era pure Angelina, sorella di Michele, donna attiva con un emporio a Canosa e ogni festa e santo spediva, ai migranti, uno scatolone carico di ogni ben di dio, dolci e cibo di sapori smarriti. Arrivò anche Sabino, all'anagrafe capirono male Savino, in breve sarebbe diventato Albertino. Anche Michele e Maria, come la fabbrica di zucchero, non ci sono più ma Linuccio diventato adulto e famoso, dunque Linus, ogni tanto riapre il diario, l'età matura aiuta la nostalgia.

Linus direttore di una azienda radiofonica, Linus padre di Michele e di Filippo, Linus marito di Carlotta dopo la separazione da Anna, la prima moglie, Linus ciclista amatoriale, maratoneta in varie strade del mondo, Linus meteco lombardo, Paderno, la meta ultima dei genitori, gli anni Sessanta, il boom, la grande immigrazione in Piemonte e Lombardia. Maria era donna bella, Michele sulfureo, i tre fratelli crescevano in un'Italia che non aveva ancora capito che cosa le sarebbe capitato. Nemmeno Linuccio, in verità, quando entrava in classe o si presentava negli uffici comunali per richiedere certificati e documenti, provava un accenno di imbarazzo al momento dell'appello, Di Molfetta Pasquale, presente, l'è rivaà un alter terùn. Non un secchione ma un ragazzo come mille, l'ondame di folti capelli, pettinatura tipo Emo, al che Maria Antonietta lo battezzò Audrey Hepburn, qualche marachella all'Upim, essendo pazzo di formula 1 e di Clay Ragazzoni, non avendo i dané necessari per l'acquisto della vettura, scelse di portarsi via qualche macchinina dal reparto giocattoli, roba adolescenziale, una notte, dopo il turno in radio, come si poteva tornare e Paderno? niente auto, niente scooter, niente, dunque ladro temporaneo di biciclette, insieme con Albertino, queste poi a loro stessi scippate. Fotogrammi di una fetta dura di vita mentre il Paese viveva i primi fermenti sociali e politici, contestazione, scioperi, cortei, okkupazioni, Linuccio salta qualche lezione scolastica, una, due troppe, bocciato, una, due, troppe, Maria non tollera l'indisciplina, il ragazzo deve andare a lavorare, in una fabbrica di nastri trasportatori, di giorno in ditta la sera a scuola e la radio in testa e nelle orecchie.

Ecco la svolta, inattesa, imprevista, le radio private, Bollate e dintorni, microfono, cuffia, voci, musica, dischi, parole, Linus è il nome nuovo e giusto battezzato da un maestro di scuola, Pasquale è abbandonato, come la fabbrica di zucchero, Linuccio resiste nel giro di amici veri ma il marchio è facile da ricordare, quello era anche il tempo del fumetto con lo stesso nome, la coperta blu, il dito in bocca e i grandi pensieri.

In verità Linus pensava di diventare architetto o pittore, a scuola disegnava la qualunque, paesaggi e ritratti, avrebbe, un giorno, scoperto l'arte di Edward Hopper, il realismo di solitudine e di luce, come lo stesso spirito del giovane di Paderno che, nei primi approcci sui social, si definiva svizzero anarchico, un ossimoro significativo, il rigore dell'impegno e l'indipendenza delle scelte. Il mondo delle radio è cresciuto in fretta, Linus, abituato alla lunga corsa e alle pedalate, ha saputo adeguarsi, imparare, migliorare, Scotti, Cecchetto e altri inquilini di vario censo come docenti, sodali, amici, non sempre, l'emittenza privata con lui s'è fatta azienda, lo speaker è passato a capo, il direttore a presidente, prima Gedi, quindi Ellemedia, Radio Deejay non è soltanto un contenitore, comporta impegno, scelte difficili tra vedettes capricciose, iniziative mille, ospiti da e di ogni dove, generosi come Stallone, odiosi come Sting, indecifrabili come Annie Lennox, del resto una che canta Why, "Avrei voluto conoscere, avere con me in studio, Lucio Battisti. Fu impossibile l'approccio, all'aeroporto di Linate, quando Lucio mi riconobbe, mi fulminò con una espressione silenziosa e feroce, non provarci nemmeno".

Alle 7 è al tornio a preparare la trasmissione, Dj chiama Italia, va in onda dalle 10 a mezzogiorno, il compagno di bisboccia è quella simpatica canaglia di Savino Nicola, n'alter terùn, neuroazzurro in derby con il titolare bianconero, la coppia fa sfracelli, intelligenza, autoironia, Arbore-Boncompagni, Alto Gradimento 2.0 ma senza l'apporto folle di Bracardi o Marenco. Linus, spento il microfono, bada alla squadra, sono duecento giovani e forti.

Poi c'è la vita, la casa, il cane Hilde, in omaggio a De Gregori (l'ombra di mio padre due volte la mia..), il nome del gatto è stato scelto da Carlotta, chiamasi Rio, i sogni dei Duran Duran, poi c'è la corsa e la bicicletta "per risentirmi bambino" ma anche la KTM e il Ciao, la 500, la stessa auto del professore di Chieti che gli consegnò il nome della carriera.

Infine, la musica, il naufrago Linus si porta sull'isola del tesoro, fra mille, i Beatles e i Pink Floyd. Lo zucchero di Foligno, la levatrice, lo scatolone di Angelina, Riccione, l'Aquafan, il treno dei desideri all'incontrario va: "Ogni tanto penso: chissà cosa avrebbe detto mamma Maria". Va a lavorare, Linuccio.

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